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SORES: lieto fine di una nascita

L’arrivo di un bimbo, sin dall’annuncio della gravidanza, è una storia intessuta di gioie, speranze, attese, che suscita forti emozioni. Per non parlare poi delle ore prima del parto, in cui un fitto susseguirsi di eventi a stretto giro tiene tutti col fiato sospeso. La capacità di stupire che poi mostreranno i bambini ha qualcosa di magico e si manifesta già prima del loro arrivo, lasciando i genitori senza la possibilità di organizzare tutti i dettagli.

Quello accaduto sabato 11 gennaio è un evento doppiamente speciale: una coppia di genitori stava aspettando da tempo il proprio figlio che, evidentemente, di attendere non aveva alcuna voglia, e meno ancora di sapere dove sarebbe avvenuto il parto, cogliendo la mamma da sola in casa.

Fino a non troppo tanto tempo fa, poteva ancora essere normale per una donna dare alla luce il proprio bambino tra le mura domestiche, ma ormai non è più così e quando ciò accade, è sempre conseguenza di uno stato di necessità, con tutti i rischi che la cosa comporta.

Il padre, che ha avuto la lucidità di chiamare immediatamente il 112 durante il tragitto in auto verso casa, giunto sul posto si è reso conto che il lieto evento si stava realizzando e ha potuto procedere grazie alle indicazioni dell’infermiera della SORES che telefonicamente lo aveva accompagnato per tutto il viaggio.

Insomma questo bambino sta proprio bene ma è nato prima che il personale sanitario di ambulanza potesse arrivare, con i genitori attori protagonisti di tutte le fasi del parto, grazie alla magistrale regia di una sensibile e determinata infermiera della SORES, che abbiamo voluto intervistare.

Buongiorno, mi permetta di dirle: è una storia davvero emozionante!
Non ho avuto modo di riascoltare la telefonata ma conservo tutta la forza di questa vicenda nei miei ricordi.

Mi piacerebbe ascoltare dalle sue parole quello che è successo, brevemente, al di là di tutti gli aspetti tecnici, le andrebbe?
Certo, con le parole che ho usato quando l’ho raccontato a casa, a mia figlia.

Perfetto, grazie!
Ricevo la chiamata di un uomo, mi dice che la moglie sta partorendo a casa e lui era diretto lì in macchina, non troppo distante. Ho continuato la conversazione per sostenerlo e raccogliere tutte le informazioni sulla gravidanza e sul travaglio. Appena giunto gli chiedo di descrivermi la situazione trovata e mi risponde di intravedere la testa del bambino, per cui ho iniziato a dargli tutte le istruzioni necessarie. In neanche un minuto il bambino è venuto alla luce ma non lo sentivo piangere e mi sono allarmata. Gli ho chiesto se il cordone non fosse intorno al collo e alla sua risposta affermativa l’ho istruito su come procedere. Sentire il primo vagito è stato meraviglioso, un’emozione indicibile: mi sono commossa! Poi, immediatamente, tutto il resto: abbiamo legato il cordone ombelicale e ho parlato con la mamma, per verificare che stesse bene e felicitarmi con lei.

Quindi lei ha parlato anche con la mamma…
Certo, ho sentito anche lei mentre lui è andato ad aprire la porta ai colleghi dell'ambulanza, perché l’attivazione del mezzo è immediata e mentre io ero al telefono loro erano già informati sulla situazione che avrebbero trovato.

Immagino il suo lavoro sia ricco di situazioni complesse emotivamente…
Di tutti I tipi!

Ma questa volta?
Lavoro in emergenza da 13 anni e mi erano capitati travagli ma mai un parto completo: è stata un’emozione grande! Sentiamo tante disgrazie, ma questa volta una nascita, e capire che è finito tutto bene...fosse anche solo per questa nuova vita, sento di aver fatto un buon lavoro, assieme al suo papà e alla sua mamma, ecco!

L’ha fatto eccome! A proposito di genitori, che impressione suscita far nascere un bambino parlando con un uomo?
C’è stata una buona sintonia, è stato veramente molto bravo, ha seguito le indicazioni, per cui è stato tutto molto naturale alla fine, tutto veramente molto naturale. E poi si è dimostrato un papà attento e preparato…

L’ha aiutata ad aiutarlo quindi…
Si, perché purtroppo le persone che chiamano sono spesso comprensibilmente agitate, prese dal panico, in difficoltà anche nel fornire informazioni precise. Nella maggior parte delle situazioni riesco a facilitare la loro collaborazione, stabilire un ascolto reciproco, ma non sempre è facile.

Questo evento ha inciso in qualche modo sulla percezione che aveva della sua professione e cosa si augura per il proprio futuro lavorativo?
Certo, questa esperienza mi ha fatto ricordare ancora una volta quanta umiltà ci vuole in questo lavoro tenendo sempre a mente che non si finisce mai di vedere cose nuove e imparare. Per il futuro mi auguro di continuare a metterci il cuore come faccio da tanti anni, perché io questo lavoro l’ho scelto.

Un’ultima domanda: a questo bambino cosa auguriamo?
Di crescere serenamente, e saper trovare la felicità nella semplicità, quella stessa con cui i suoi genitori l’hanno saputo far nascere.

La ringrazio per l’autenticità con cui ha condiviso questa sua esperienza, perché ci consente di ricordare che ci sono persone che come lei ogni giorno fanno grandi cose.
Siamo in tanti! Grazie a lei.

Pubblicato il 16/1/2020
Ultima modifica 16/1/2020