
Panoramica
La Rete Diabete mira a riorganizzare l’assistenza diabetologica regionale per garantire equità, appropriatezza e continuità delle cure, promuovendo l’integrazione tra operatori, l’uso razionale delle risorse e delle tecnologie, la formazione omogenea del personale e la partecipazione attiva delle persone con diabete.
| DOCUMENTO | ATTO |
|---|---|
| Recepimento piano nazionale sulla malattia diabetica | DGR 1676/2015 |
| Piano sulla malattia diabetica | Allegato 1 alla DGR n. 1676/2015 |
| Tavolo tecnico regionale sulla malattia diabetica | Decreto RAFVG 149 del 25/01/2018 |
| Tavolo tecnico regionale sulla malattia diabetica Modifiche e integrazione | Decreto RAFVG 1466/SPS 2018 |
| Linee di indirizzo per l'educazione terapeutica rivolta alla persona con diabete | DGR 1013/2019 |
| Rete della cronicità - La filiera diabete (RCFD) | Det. ARCS 277/2020 |
| Costituzione Rete regionale per la gestione del paziente con diabete | Det. ARCS 61/2021 |
| DOCUMENTO | ATTO |
|---|---|
| Aggiornamento componenti rete regionale | Det. ARCS 109/2025 |
Per cittadini
Secondo i dati della sorveglianza Passi, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2023-2024 soffre di diabete poco meno del 5% della popolazione adulta di età compresa tra i 18 e i 69 anni. La prevalenza di diabetici aumenta con l’età (è pari al 2% tra le persone con meno di 50 anni) per arrivare a quasi il 9% fra quelle di età compresa tra i 50 e i 69 anni. È più frequente fra gli uomini (5,2%) che fra le donne (4,4%) e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche (circa il 16% nel primo caso e il 10% nel secondo).
In Italia sono più di 18.000 i soggetti di età inferiore ai 18 anni affetti da diabete. La prevalenza è di 1 caso su 1000 nell'Italia peninsulare, mentre sale a 3-4 su 1000 in Sardegna. Sebbene in età pediatrica la forma autoimmune (diabete di tipo 1) sia la più frequente, l’aumento dell’obesità ha portato anche a una crescita del diabete di tipo 2, che presenta una prevalenza del 2%. In Italia, infatti, un bambino su 3 presenta un certo grado di eccesso di peso.
In Friuli Venezia Giulia sono circa 90.000 le persone che soffrono di diabete, con una prevalenza stimata del 6,0- 8,1% della popolazione ed una grande variazione nelle diverse classi di età (approssimativamente 2-3% nei soggetti < 60 anni fino a più del 20% nei soggetti anziani). Il 91% di questi sono adulti con diabete di tipo 2, gli altri sono persone con diabete di tipo 1- età pediatrica (circa il 6%), diabete gestazionale, diabete secondario e altri tipi di diabete (DATI 2021)
Il diabete è fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolari, quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà: il 50% dei pazienti diabetici riferisce una diagnosi di ipertensione (vs 16% fra le persone senza diagnosi di diabete), il 40% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia (vs 17% fra chi non ha il diabete), il 70% riferisce di essere in eccesso ponderale (Imc ≥ 25, vs 42% fra le persone senza diagnosi di diabete) e, di questi, solo il 46% sta seguendo una dieta per cercare di perdere peso, il 48% delle persone con diabete è completamente sedentario (vs 33% nelle persone senza diagnosi di diabete), il 22% fuma (vs 24% fra le persone senza diagnosi di diabete).
Già dagli anni Settanta in Friuli Venezia Giulia si è sviluppata un’attività educativa residenziale dedicata alle persone con diabete, inizialmente rivolta soprattutto ai bambini attraverso i primi campi scuola. Dal 1981 questa esperienza si è consolidata in modo più strutturato con l’avvio dei corsi residenziali per bambini e adulti con diabete di tipo 1, organizzati in collaborazione tra le Associazioni dei pazienti e i servizi di diabetologia, e sostenuti dalla Regione FVG attraverso fondi dedicati.
Con il tempo, l’attività educativa si è arricchita e diversificata, anche grazie all’introduzione di nuove tecnologie per la terapia insulinica e il monitoraggio della glicemia. Accanto ai tradizionali corsi residenziali rivolti a bambini e adulti in terapia multi-iniettiva, dal 2008 sono stati attivati campi scuola specifici per chi utilizza il microinfusore, coinvolgendo i team diabetologici delle principali strutture regionali. Dal 2016 l’offerta si è ulteriormente ampliata con corsi dedicati a persone che praticano regolarmente attività fisica o sport a livello agonistico, rispondendo così a esigenze sempre più diversificate.
Oggi l’attività educativa residenziale in FVG si rivolge a un’ampia varietà di destinatari: bambini e adolescenti con diabete, adulti con diabete di tipo 1 o di tipo 2 insulino-trattati, persone in terapia multi-iniettiva, pazienti che utilizzano il microinfusore e soggetti che svolgono attività fisica o sport. A questi si aggiungono corsi tematici, come quelli dedicati all’apprendimento del conteggio dei carboidrati.
L’intero sistema dei campi scuola è progettato e realizzato dai team diabetologici delle Aziende Sanitarie regionali, in collaborazione con le Associazioni dei pazienti, seguendo linee di indirizzo condivise a livello regionale.
Perché sono importanti
I campi scuola hanno l’obiettivo di migliorare le conoscenze dei pazienti sulla malattia e, allo stesso tempo, di aiutarli a trasformare queste informazioni in abilità pratiche per la gestione quotidiana della cura. Il percorso educativo favorisce anche cambiamenti comportamentali che consentono di integrare le nuove conoscenze in abitudini corrette e sostenibili nel tempo.
I programmi educativi non si limitano a trasmettere nozioni: contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle persone con diabete e delle loro famiglie, rafforzano l’autostima dei pazienti e favoriscono la condivisione di esperienze tra pari. Questo confronto aiuta spesso a superare situazioni di isolamento psicologico o sociale che possono accompagnare la gestione della malattia.
Un percorso strutturato di educazione terapeutica permette inoltre di ottenere un migliore controllo clinico, riducendo complicanze acute e croniche e diminuendo i ricoveri ospedalieri. Grazie a una maggiore consapevolezza della propria condizione e delle strategie terapeutiche disponibili, il paziente viene sostenuto nel processo di gestione della malattia e nel raggiungimento degli obiettivi di cura personalizzati.
Questo lavoro favorisce anche l’empowerment del paziente, incoraggiandolo ad aderire in modo consapevole al trattamento prescritto. Parallelamente, viene promosso un percorso di engagement che favorisce un uso più razionale e appropriato dei servizi sanitari, contribuendo a migliorarne la qualità, contenere i costi e ottimizzare i tempi di gestione dell’assistenza.
In Friuli Venezia Giulia, la normativa di riferimento per l’assistenza ai pazienti diabetici è contenuta nella L.R. 28/1990 (“Disposizioni per la cura e la prevenzione del diabete mellito nella Regione Friuli Venezia Giulia”). Le principali misure prevedono l’istituzione di un sistema integrato diabetologico e la fornitura gratuita di tutti i presidi diagnostici e terapeutici necessari, inclusi microinfusori e dispositivi di autogestione dell’insulina concessi in comodato d’uso.
La D.G.R. 808/2024 ha aggiornato le modalità di prescrizione e fornitura dei dispositivi per il monitoraggio della glicemia, includendo microinfusori e sistemi di monitoraggio continuo o intermittente (CGM / flash glucose monitoring), riconoscendo così l’importanza delle tecnologie moderne nella gestione quotidiana del diabete.
Con la D.G.R. 1111/2025, in FVG è stata introdotta anche la prescrizione digitale per ausili e dispositivi diabetici nelle farmacie convenzionate (strisce glicemia, aghi, lancette e altri presidi). Questo sistema semplificato permette al paziente — o a chi lo assiste — di ottenere i presidi con meno burocrazia: basta una ricetta annuale per ritirare periodicamente il materiale presso le farmacie aderenti.
Inoltre, la modalità della “Farmacia dei servizi”, estesa a tutta la regione, offre un ruolo più attivo alle farmacie: oltre alla dispensazione di farmaci e presidi, esse forniscono supporto al monitoraggio, all’aderenza terapeutica e consulenza personalizzata. Questo rappresenta un aiuto importante per i caregiver, offrendo un punto di riferimento locale vicino a casa per rifornimenti, chiarimenti su dispositivi, dosaggi e tempi di somministrazione.
Per professionisti
Approfondimenti
Che cos'è il diabete
Il diabete (diabete mellito) è una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero dalla presenza di alti livelli di glucosio (zuccheri) nel sangue, ed è dovuta ad una ridotta funzione o produzione di insulina.
L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, indispensabile al metabolismo del glucosio: la secrezione di una corretta quantità di insulina permette la regolazione del tasso di zuccheri nel sangue. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno provocando alterazioni alla funzionalità degli organi quali cuore, fegato e cervello. Il rischio di sviluppare queste complicanze, che possono essere gravemente invalidanti, può essere ridotto mantenendo un buon controllo della glicemia nel tempo.
La glicemia indica la quantità di zucchero presente nel sangue, deriva dagli alimenti che mangiamo e serve da carburante alle nostre cellule per funzionare. Più la concentrazione di zucchero è alta, più alta sarà la nostra glicemia. Si tratta di uno dei parametri più importanti da misurare per la gestione del diabete.
Il diabete mellito si manifesta in due forme principali: il diabete di tipo 1 (circa 10% dei casi), e il diabete di tipo 2 (90% dei casi).
Il diabete di tipo 1
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune: il sistema immunitario attacca per errore le cellule del pancreas che producono insulina (chiamate cellule beta), considerandole pericolose. Questo provoca la loro distruzione e un’assenza totale di insulina nell’organismo. Il diabete di tipo 1 è anche chiamato “insulino-dipendente”, perché chi ne soffre deve assumere insulina per tutta la vita.
Il diabete di tipo 1 è definito diabete giovanile perché generalmente si manifesta nei bambini e negli adolescenti, con i caratteristici sintomi di esordio: aumento della quantità di urina prodotta (poliuria), aumento della sete (polidipsia), dimagrimento, senso di stanchezza, aumento dell’appetito, nausea, vomito e dolori addominali.
Spesso i sintomi si presentano in ambito scolastico: l’alunno chiede di andare in bagno frequentemente, è stanco e distratto. Conoscere i sintomi è quindi molto importante per arrivare a una diagnosi tempestiva e iniziare il prima possibile la terapia insulinica
La presenza di questi sintomi deve imporre una visita pediatrica per giungere ad una diagnosi precoce tramite visita, esami del sangue e delle urine.
La diagnosi di diabete si fa attraverso gli esami del sangue. I test principali sono:
- Glicemia al mattino dopo almeno 8 ore di digiuno: valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono considerati tipici del diabete
- Emoglobina glicata (HbA1c): offre una valutazione media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Se superiore a 6,5% può indicare la presenza di diabete
- Test da carico glucidico: dopo la valutazione della glicemia, viene somministrata una bevanda contenente glucosio. A distanza di due ore, una glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl indica la presenza di diabete.
- Valori di glicemia uguali o superiori a 200 mg/dl riscontrati nell’arco della giornata associata ai sintomi tipici (urinare tanto, bere molto, calo ponderale, astenia) devono far sospettare il diabete.
Sintomi del diabete di tipo 1
Per quanto riguarda il diabete di tipo1, i sintomi sono: sete intensa, bisogno frequente di urinare (con possibile ripresa anche della pipì a letto di notte nei bambini), fame eccessiva, perdita di peso rapida e improvvisa, nausea, vomito, debolezza, stanchezza, irritabilità e cambiamenti di umore.
Se negli adulti i sintomi d’esordio del diabete di tipo 1 sono graduali, nei bambini questi possono avere una comparsa improvvisa, perché le cellule beta-pancreatiche, produttrici di insulina, vengono distrutte più rapidamente.
Riconoscere precocemente questi sintomi permette di fare una diagnosi tempestiva e iniziare subito la terapia insulinica. In questa forma di diabete, infatti, il corpo non produce insulina, l’ormone necessario per utilizzare il glucosio e mantenere in salute le cellule. Senza insulina, l’organismo ricorre ad altre fonti di energia, come grassi e proteine: questo può causare dimagrimento inspiegato e la formazione di sostanze che rendono il sangue acido. Se i sintomi non vengono riconosciuti per tempo, all’esordio può comparire la chetoacidosi diabetica, una condizione grave e potenzialmente pericolosa per la vita.
Per questo motivo, chi urina e beve più del normale, mangia ma perde peso e si sente stanco, deve essere valutato subito. Spesso basta un semplice test della glicemia con lo stick per fare la diagnosi.
Cause del diabete di tipo 1
Non si sa con certezza quali siano le cause del diabete di tipo 1, ma è caratteristica la presenza nel sangue degli anticorpi che attaccano le cellule del pancreas che producono insulina. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (per esempio i fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni come virus e batteri.
Gli studi sui gemelli identici mostrano che se uno sviluppa il diabete di tipo 1, l’altro ha un rischio del 30-40% di ammalarsi a sua volta. Il rischio è più basso per i fratelli non gemelli (5-10%) e ancora più basso per i figli (2-5%).
Questo succede perché si può ereditare una predisposizione al diabete, ma la malattia dipende da più fattori. Come in altre malattie autoimmuni, alcuni geni rendono il sistema immunitario più “sensibile” e pronto a produrre anticorpi contro parti del corpo, soprattutto se stimolato da fattori esterni come infezioni. Dopo un’infezione, il sistema immunitario può iniziare a produrre anticorpi che, nel diabete di tipo 1, attaccano le cellule beta del pancreas, quelle che producono insulina. Così, col tempo, le cellule beta vengono distrutte, la produzione di insulina diminuisce e compaiono i sintomi del diabete.
Per questi motivi, il diabete di tipo 1 è considerato una malattia autoimmune, cioè una malattia in cui il sistema immunitario attacca parti del proprio corpo. Tra i possibili fattori scatenanti ci sono alcuni virus (come quelli della parotite, il citomegalovirus, i Coxsackie B e quelli dell’encefalomiocardite) e alcuni fattori ambientali legati all’alimentazione, anche se non esiste un alimento specifico che lo provochi.
Contrariamente a quanto si pensa spesso, il diabete di tipo 1 non è causato da una dieta sbagliata. Non compare perché il bambino ha mangiato troppi dolci, ma dipende da una predisposizione genetica.
Come si tratta il diabete di tipo 1
Una volta accertato il diabete, il trattamento si basa su quattro pilastri fondamentali:
- Iniezioni di insulina per mantenere i livelli glicemici sotto controllo
- Alimentazione sana
- Attività motoria
- Supporto psicopedagogico al paziente e alla famiglia
La terapia fondamentale del diabete di tipo 1 è l’insulina, che può essere assunta solo tramite iniezioni. Le persone con diabete di tipo 1 hanno bisogno di più somministrazioni quotidiane di insulina per mantenere i livelli di zucchero nel sangue entro valori adeguati.
Negli anni, i progressi tecnologici hanno reso la gestione della malattia molto più semplice. Oggi sono disponibili strumenti come i sensori glicemici e i microinfusori di insulina.
I sensori glicemici misurano in modo continuo la quantità di glucosio nel sangue, permettendo di intervenire tempestivamente e adattare meglio la terapia insulinica. I microinfusori, invece, sono piccoli dispositivi indossabili che restano collegati al corpo 24 ore su 24 e rilasciano automaticamente l’insulina. Il loro funzionamento si basa sui valori rilevati dal sensore e sulle informazioni inserite dalla persona, come i pasti o l’attività fisica prevista.
Grazie a queste tecnologie, il controllo della malattia è migliorato in modo significativo, con benefici importanti non solo per la salute, ma anche per la qualità di vita delle persone con diabete e delle loro famiglie.
Il diabete di tipo 2
Conosciuto anche come diabete alimentare o diabete dell’età matura, il diabete di tipo 2 è quello più frequente, con circa il 90% dei casi. Si manifesta generalmente in soggetti con più di 40 anni, obesi e sedentari, con una storia familiare di malattia. Negli ultimi anni è però in preoccupante aumento anche tra i giovani, a causa dell’incremento dell’obesità in questa fascia di popolazione, rappresentando il 2% del diabete sotto ai 18 anni.
Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica caratterizzata da livelli di zucchero nel sangue troppo alti, dovuti a problemi nella produzione o nell’uso dell’insulina.
L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che permette al glucosio derivato dal cibo di entrare nelle cellule, dove viene usato come energia. Se il pancreas non produce abbastanza insulina o se organi come muscoli, fegato e tessuto adiposo non rispondono bene all’insulina, il glucosio resta nel sangue invece di entrare nelle cellule, causando un aumento della glicemia (iperglicemia).
Nella maggior parte dei casi di diabete di tipo 2 coesistono entrambi i problemi: il pancreas produce meno insulina del necessario e le cellule non rispondono correttamente all’ormone. Così, da un lato, le cellule non ricevono l’energia di cui hanno bisogno, e dall’altro, l’eccesso di zucchero nel sangue può danneggiare il cuore, i vasi sanguigni, le gambe, i reni e il cervello.
La diagnosi di diabete si fa attraverso gli esami del sangue. I test principali sono:
- Glicemia al mattino dopo almeno 8 ore di digiuno: valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono considerati tipici del diabete
- Emoglobina glicata (HbA1c): offre una valutazione media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Se superiore a 6,5% può indicare la presenza di diabete
- Test da carico glucidico: dopo la valutazione della glicemia, viene somministrata una bevanda contenente 75 grammi di glucosio. A distanza di due ore, una glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl indica la presenza di diabete
- Valori di glicemia uguali o superiori a 200 mg/dl riscontrati nell’arco della giornata devono far sospettare il diabete
Sintomi del diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2 spesso è asintomatico. I sintomi sono gli stessi del tipo 1, ma decisamente meno evidenti. La malattia rimane silente per molto tempo e i sintomi si sviluppano in modo più graduale e lieve; di conseguenza, sono più difficili da identificare.
Cause del diabete di tipo 2
Le cause del diabete di tipo 2 non sono ancora del tutto note, ma alla sua comparsa sono stati associati diversi fattori di rischio, come la scarsa attività fisica, il sovrappeso, l’appartenenza ad alcune etnie e la familiarità per la malattia. Per quanto riguarda la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori o fratelli) affetti dalla stessa patologia. Nei gemelli identici, invece, la probabilità che entrambi sviluppino la malattia si avvicina al 100%, a indicare una componente genetica molto forte.
Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica. È quindi possibile agire con strategie di prevenzione: adottare uno stile di vita sano, non fumare, non eccedere con gli alcolici, alimentarsi in modo equilibrato, fare regolare attività fisica e mantenere un peso corporeo nella norma.
La prevenzione deve iniziare già in età pediatrica. Le corrette abitudini alimentari vanno incoraggiate fin dai primi 1000 giorni di vita, cioè già durante la gravidanza. È importante non abituare i bambini ai gusti troppo dolci o salati e seguire una dieta equilibrata, secondo la piramide alimentare.
Anche il movimento va incentivato fin da piccoli, seguendo le indicazioni della piramide dell’attività fisica proposta dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), che illustra le regole da seguire per uno stile di vita salutare. Alla base della piramide sono indicate le attività da svolgere quotidianamente; man mano che si sale verso i gradini più alti della piramide si incontrano le attività da svolgere con minore frequenza.
Ecco le indicazioni specifiche secondo la piramide SIP:
- Base della piramide (tutti i giorni): Andare a scuola a piedi, fare le scale invece dell'ascensore, aiutare nelle faccende domestiche, gioco attivo
- Gradino intermedio (4-5 volte a settimana): Attività fisica all'aperto, gioco non organizzato al parco, muoversi in modi diversi (saltare, correre)
- Secondo gradino (3-4 volte a settimana): Sport organizzato (nuoto, danza, calcio, ecc.)
- Vertice della piramide (da limitare): Massimo 1 ora al giorno di sedentarietà davanti a TV, tablet o videogiochi
Va ricordato che il 55% dei bambini obesi rimane obeso in adolescenza, e che il 77% degli adolescenti obesi rimane obeso anche in età adulta. L’eccesso di peso nei bambini può già causare problemi metabolici, epatici, renali e cardiovascolari, e il rischio resta elevato anche da adulti.

Diabete e fumo
Le persone che fumano e quelle esposte abitualmente al fumo passivo manifestano un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi non ha mai fumato: chi fuma ha il 44% di rischio in più rispetto ai non fumatori.
Smettere di fumare diminuisce il rischio di sviluppare il diabete e, in chi è diabetico, permette un migliore controllo della glicemia. La resistenza all’insulina è infatti favorita dal fumo attivo (+40%) e dal fumo passivo (+28%) e ad essa possono contribuire anche eventuali fattori genetici predisponenti che colpiscono principalmente i recettori nicotinici dell’acetilcolina. La resistenza all’insulina è reversibile se si smette di fumare.
Come smettere di fumare? Comincia a piccoli passi e datti obiettivi sostenibili. Per esempio, imponiti di sostituire la sigaretta mattutina con una gomma da masticare almeno per cinque giorni a settimana nelle prossime quattro settimane. Non tenere le sigarette a portata di mano. Decidi il giorno prima quante ne fumerai il giorno dopo.
Diabete e attività fisica
Insieme a obesità, sovrappeso e dieta scorretta, la mancanza di attività fisica costituisce l’80% delle cause di diabete. Per ottimizzare il controllo glicemico e ridurre il rischio di complicanze è fondamentale fare una vita attiva, con regolarità.
Come fare regolare attività fisica? Muoviti regolarmente per almeno 20-30 minuti ogni giorno o 150 minuti a settimana. Secondo le linee guida dell’OMS gli adulti di età compresa tra i 18 e i 64 anni dovrebbero svolgere ogni settimana almeno 150-300 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata, oppure almeno 75-150 minuti di attività fisica aerobica di intensità vigorosa, oppure una combinazione equivalente di attività moderata e vigorosa. L’attività deve essere distribuita su almeno 3 giorni a settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività.
Diabete e alimentazione
Anche un’alimentazione squilibrata può contribuire ad aumentare il rischio di diabete. Ampie evidenze scientifiche supportano l’adozione di una dieta ricca di alimenti integrali, vegetali e minimamente processati come importante strategia di prevenzione delle malattie croniche. Gli studi di prevenzione primaria del diabete hanno confermato che la riduzione del consumo di grassi saturi di origine animale e un maggior consumo di olio extravergine d’oliva, associati ad un modico consumo di proteine, rappresentano una scelta vincente.
Come modificare lo stile alimentare? Mangia in modo consapevole. Non eliminare i carboidrati, ma scegli quelli da cereali integrali. Limitati a pochi zuccheri semplici. Scegli la dieta mediterranea, con tanti vegetali, pesce, legumi e semi, poca carne, pochi formaggi e latte. Opta per sistemi di cottura semplici e usa pochi grassi di qualità, come l’olio extravergine d’oliva.
Diabete e stress
Lo stress fa parte della vita, ma se è troppo alto e si protrae nel tempo può dare luogo a disturbi del metabolismo e a meccanismi infiammatori di basso grado che si manifestano con cefalea, dolori articolari, disturbi dell’umore e della concentrazione, stanchezza persistente, insonnia, digestione difficile, gonfiore addominale e fame eccessiva. Sintomi di questo tipo possono indurre a comportamenti poco salutari per cercare di porvi rimedio.
Un esempio sono i comfort food, spesso molto dolci o molto salati, e sostanze inebrianti come alcol e tabacco. Il tutto accompagnato dalla tendenza ad evitare le occasioni di movimento fisico e di connessioni sociali positive. La conseguente disfunzione metabolica che ne deriva è dannosa per la salute, perché determina un aumentato rischio non solo di diabete, ma anche di obesità, malattie cardiovascolari e metaboliche.
Come ridurre lo stress? Pratica quotidianamente attività fisica in orario diurno, impara le tecniche di gestione della respirazione e dello stress, nutriti in modo consapevole privilegiando le fasi diurne (colazione e pranzo), evita pasti abbondanti durante la notte, rispetta il più possibile i ritmi luce-buio.
Il diabete mellito gestazionale
Il diabete mellito gestazionale è una forma di alterazione del glucosio nel sangue che compare o viene diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza. Può far aumentare i livelli di zucchero nel sangue tale da aumentare il rischio di complicazioni per la madre e per il bambino durante la gravidanza e al momento del parto.
Nella maggior parte dei casi, questa condizione scompare dopo il parto. Tuttavia, le donne che hanno avuto un diabete gestazionale hanno un rischio maggiore, stimato tra il 15% e il 50%, di sviluppare in seguito il diabete di tipo 2.

Fattori di rischio per il diabete gestazionale
I fattori di rischio per il diabete gestazionale sono rappresentati in particolare da una storia familiare di diabete, da un’anamnesi positiva per diabete gestazionale in una gravidanza precedente, da un indice di massa corporea (BMI) pregravidico aumentato e dall’appartenere a determinati gruppi etnici come ispanici, africani d’America, nativi americani, e asiatici.
In Friuli Venezia Giulia la donna con gravidanza complicata da diabete gestazionale viene seguita da un team multiprofessionale (ginecologo, diabetologo, ostetrica, infermiere, dietista, pediatra, neonatologo, medico di medicina generale) che opera con un approccio integrato e coordinato, finalizzato a migliorare la qualità delle cure e facilitare l’accessibilità ai servizi.
Cosa fare se hai il diabete gestazionale
Fai attività motoria 
Fai attività fisica moderata per circa 30 minuti ogni giorno: vanno bene camminate, ginnastica dolce, nuoto… L’attività fisica, infatti, aiuta a ridurre la glicemia perché aumenta la sensibilità dei tessuti all’insulina.
Il movimento ha anche effetti positivi sul sistema cardiovascolare, può aiutare a prevenire alcuni disagi tipici della gravidanza (mal di schiena, gonfiore, stipsi…) e prepara meglio il corpo al travaglio e al parto.
Scegli una corretta alimentazione
Una corretta alimentazione è fondamentale per:
- assicurare una nutrizione adeguata a mamma e bambino
- favorire un corretto incremento ponderale
- ottimizzare i livelli glicemici
Le donne con diabete gestazionale hanno bisogno dello stesso apporto energetico e di nutrienti di qualsiasi altra donna in gravidanza, ma devono prestare attenzione agli alimenti che contengono carboidrati, perché determinano il rialzo della glicemia dopo il pasto.
Alcune indicazioni generali sono:
- Fai 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 3 spuntini (metà mattina, metà pomeriggio e prima di coricarti) per evitare lunghi digiuni
- Consuma ad ogni pasto una sola porzione di carboidrati, preferibilmente integrali
- Consuma ad ogni pasto una porzione abbondante di verdura: la fibra alimentare rallenta l’assorbimento dei carboidrati e garantisce una migliore glicemia dopo i pasti. Aumenta anche il senso di sazietà e migliora il transito intestinale.
- Limita i grassi e i condimenti, soprattutto se devi controllare il peso.
- Fai pasti completi: una verdura + un alimento contenente carboidrati + un alimento contenente proteine (a rotazione tra legumi, pesce, carne, uova e formaggio)
- Limita l’uso del sale e prediligi le spezie
- Bevi almeno 2 litri di acqua al giorno
Cosa mangiare se hai il diabete gestazionale 
Frutta
La frutta è ricca di vitamine e sali minerali, ma anche di zucchero: non superare quindi le 2 porzioni al giorno (una porzione equivale a 150 g di prodotto, pesato senza buccia e senza semi). Uva, fichi, mandarini, banane e cachi contengono una maggiore quantità di zucchero: meglio quindi ridurre la porzione a 100 g.
Evita: frutta sciroppata, essiccata, disidratata, candita.
Verdura
Consuma ad ogni pasto una bella porzione di verdura, preferendo quella di stagione. Se possibile mangiala prima degli altri cibi, per controllare meglio la glicemia.
Evita: patate e legumi. Non sono verdure, ma vanno ad integrare la porzione di cereali.
Cereali
Preferisci i cereali integrali. Puoi sostituire il pane con patate, polenta o prodotti da forno come grissini o cracker. In alternativa alla pasta puoi scegliere riso, orzo, farro o altri cereali. Se nel pasto sono presenti dei legumi, ricordati di ridurre la porzione del farinaceo principale.
Evita: cibi ultra-processati, cioè gli alimenti che hanno una lista di ingredienti molto lunga.
Carne, pesce, uova, legumi
Limita la carne rossa, alterna questi alimenti il più possibile e prediligi cotture senza grassi: alla griglia, al forno, al cartoccio o con lessatura.rno, al cartoccio o con lessatura.
Evita: alimenti crudi, insaccati e salumi.
Latte e formaggi
Consuma 1-2 porzioni di latte o yogurt ogni giorno per assicurarti il fabbisogno giornaliero di calcio e vitamina D. Scegli yogurt bianco (o kefir) e latte non zuccherati. Puoi consumare formaggi, freschi o stagionati, 2 volte alla settimana come secondo piatto.
Evita: yogurt alla frutta e latticini prodotti con latte non pastorizzato.
Cosa non mangiare se hai il diabete gestazionale 
Dolci e bibite zuccherate
Limita il più possibile:
- zucchero bianco
- miele e marmellata
- torte e biscotti
- succhi di frutta, anche quelli “senza zucchero”
- yogurt non naturale
- bibite zuccherate
E se c’è un’occasione speciale?
In questi casi puoi mangiare una piccola fetta di dolce, ma è necessario ridurre nel pasto la porzione di primo piatto (pasta, riso…) oppure il pane.
Prodotti “senza zucchero”
I prodotti “senza zucchero”, che contengono dolcificanti naturali oppure di sintesi (stevia, aspartame, acesulfame, saccarina…) non aumentano la glicemia, ma vanno usati con molta moderazione.
Caffeina
Bevi al massimo 2 caffè espresso al giorno. Ricorda che la caffeina è presente anche in tè, soft drink e cioccolato, quindi consumali con moderazione.
Bevande alcoliche
Evita l’uso di alcolici come vino, birra, e superalcolici.
Diabete gestazionale: che cosa succede dopo il parto?
Dopo il parto solitamente i valori glicemici si normalizzano. Se durante la gravidanza eri in trattamento insulinico, questo va sospeso subito dopo il parto. Inoltre, dopo aver partorito è importante riprendere una normale alimentazione.
Se hai avuto il diabete gestazionale, questo costituisce un fattore di rischio e potresti svilupparlo in eventuali gravidanze successive. Potresti inoltre sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattia cardiovascolare. È quindi fondamentale continuare a mantenere uno stile di vita corretto anche dopo il parto.
Controlla quindi il tuo Indice di Massa Corporea e cerca di mantenerti normopeso attraverso un’alimentazione adeguata al tuo fabbisogno.
Ti interessa? Approfondisci cliccando qui.

Il piede diabetico è una delle complicanze croniche più gravi del diabete. Si manifesta con secchezza della pelle, deformità del piede o delle dita, ulcere, che espongono il piede ad un maggior rischio di sviluppare infezioni e ferite.
Il piede diabetico è una conseguenza di un lungo periodo di tempo, talvolta anni, in cui non c’è stato il controllo degli zuccheri nel sangue, con conseguente danno ai nervi periferici (neuropatia diabetica) e/o alla circolazione sanguigna (arteriopatia diabetica).
La neuropatia diabetica provoca una perdita di sensibilità al dolore, al tatto e alla temperatura, facendo sì che il paziente non si accorga di tagli, sfregamenti o piccoli traumi. L’arteriopatia, invece, restringe le arterie e riduce l’afflusso di sangue ai piedi, rallentando la guarigione delle ferite.
Quando neuropatia e arteriopatia si combinano, il piede diventa più vulnerabile: calli, vesciche o piccole ferite possono trasformarsi in ulcere infette, difficili da guarire e spesso non percepite a causa della perdita di sensibilità. Nei casi più gravi, può rendersi necessaria l’amputazione.

Come capire se sei a rischio di piede diabetico
Non tutte le persone che soffrono di diabete sono a rischio di sviluppare il piede diabetico. Sei a rischio se:
- Hai la pelle secca, ruvida e screpolata, soprattutto nella zona dei talloni
- Soffri di calli o duroni
- Hai formicolii alle gambe
- Hai i piedi sempre caldi anche d’inverno, tanto che di notte li tieni fuori dalle coperte
- Di notte soffri di crampi a gambe e piedi
- Hai sempre gambe e piedi freddi e noti che hanno un colore rosso scuro (segno che arriva meno sangue e meno ossigeno)
- Non riesci a fare lunghe passeggiate, o addirittura pochi passi, perché senti dolore al polpaccio
- Noti deformità del piede o delle dita del piede, che ti dà fastidio quando indossi le scarpe o quando cammini
- Ti accorgi di non avere più sensibilità ai piedi o alle gambe (per esempio non percepisci bene la differenza tra acqua calda e acqua fredda)
- In passato hai sofferto di ferite al piede, oppure hai già subito un’amputazione di piede, gamba o parte di essi

Come prevenire il piede diabetico?
- Autocontrollo quotidiano: esaminare i piedi ogni giorno per identificare immediatamente eventuali lesioni
- Igiene e cura: lavare e asciugare bene i piedi. Controllare che la pelle sia idratata, ma non troppo umida
- Calzature adeguate: indossare scarpe comode e appropriate, evitando calzature troppo strette o rigide
- Controllo medico regolare: sottoporsi a visite mediche periodiche per valutare la circolazione e la sensibilità dei piedi
Qualche consiglio utile
Effettua una corretta igiene dei piedi
- Ogni giorno prenditi il tempo per osservare i piedi, senza dimenticare la pianta e lo spazio tra le dita. Se ti è più comodo aiutati con uno specchietto. Controlla anche se le unghie tendono a curvarsi fino a penetrare nella pelle.
- Se noti dei cambiamenti delle unghie (superficie fragile e irregolare, spessore aumentato, colore opaco, biancastro o grigio giallastro) meglio consultare un podologo
- Lava i piedi quotidianamente con acqua tiepida ed un sapone neutro senza profumo. Poi asciugali bene con un panno morbido, concentrandoti soprattutto sulle pieghe tra gli spazi delle dita. Evita di stare tanto tempo a mollo in acqua e di utilizzare sali e disinfettanti.
- Non utilizzare spugnette o spazzole troppo dure che potrebbero irritare o lesionare la pelle.
- Non applicare creme sopra ferite aperte, taglietti o vesciche.
- Non utilizzare talco, perché secca la pelle.
- Taglia le unghie dei piedi in maniera dritta, a livello del polpastrello, senza accorciarle troppo. Per gli angoli sporgenti utilizza una lima a punta arrotondata.
Prenditi cura dei tuoi piedi
- Utilizza crema idratante per ammorbidire la pelle secca, ma evita di applicarla tra le dita dei piedi.
- Massaggia bene il piede con la crema idratante: parti dalla pianta del piede, poi procedi verso il tallone, il collo del piede e infine il polpaccio.
- Utilizza calze di cotone o di lana. Evita quelle sintetiche perché fanno sudare di più e non sono traspiranti.
- Misura quotidianamente la temperatura dei piedi con un termometro a infrarossi. Se ti accorgi che si alza di 1 grado avverti il medico, il podologo o l’infermiere esperto.
Scegli le scarpe adatte
- Scegli scarpe comode, morbide in punta, che non stringano le dita. Opta per modelli a punta larga, senza tacchi alti, prive di cuciture interne. Preferisci scarpe con lacci, velcro o fibbia.
- Acquista le scarpe nel tardo pomeriggio, quando i piedi sono più gonfi: eviterai così di scegliere calzature che possono poi risultare strette nel corso della giornata.
- Abitua il piede alle scarpe nuove indossandole solo qualche ora al giorno.
- Prima di indossare una scarpa, controlla sempre che all’interno non siano presenti oggetti che possano far male al piede (ad esempio sassolini).
- Quando togli le scarpe, controlla sempre i piedi e verifica che non ci siano arrossamenti, bolle o ferite.
Che cosa evitare
- Non camminare mai a piedi nudi, nemmeno in casa
- Non indossare calzini con cuciture spesse, oppure quelli che stringono in punta o al livello del ginocchio
- Non bucare le vesciche con aghi, perché rischi un’infezione
- Non rimuovere calli o duroni in autonomia, utilizzando forbicine appuntite o limette affilate, perché rischi di ferire la pelle.
- Non mettere i piedi vicino a borse dell’acqua calda o scaldini elettrici, perché rischi di bruciarti senza avvertire dolore.
L’educazione terapeutica è un percorso strutturato che aiuta le persone con malattie croniche, come il diabete, a comprendere meglio la propria condizione e a gestirla in modo autonomo e consapevole. Non si limita a fornire informazioni, ma insegna abilità pratiche e strategie utili per seguire correttamente le terapie, adottare uno stile di vita sano e prevenire le complicanze. Il suo obiettivo è migliorare la qualità della vita, promuovere cambiamenti comportamentali duraturi e rafforzare l’autonomia e la fiducia nella gestione della propria salute.
L'autocontrollo glicemico
L’autocontrollo glicemico consiste nel misurare autonomamente i livelli di glucosio nel sangue. Le persone con diabete possono effettuare questa misurazione a casa, a scuola, al lavoro o in qualsiasi altro contesto della vita quotidiana. Questo controllo permette di monitorare con precisione la glicemia, scegliere la dose più adeguata di insulina, riconoscere e correggere rapidamente episodi di iper o ipoglicemia e valutare come i valori glicemici variano nel tempo.
Come si esegue l’autocontrollo glicemico?
Lava le mani con acqua tiepida e sapone detergente, poi asciugale accuratamente. Massaggia il dito prescelto partendo dalla base verso la punta (cambia dito ogni volta), poi esegui la digito puntura sulla zona laterale del polpastrello. Premi delicatamente intorno al sito per ottenere la goccia di sangue. Mantieni il sito di puntura rivolto verso l’alto e inizia immediatamente la misurazione.
Quando farlo?
- Prima di mangiare
- Prima e dopo l’attività fisica (se l’attività fisica è prolungata, anche durante)
- Prima di coricarsi
- In caso di sintomi di iperglicemia o ipoglicemia
Come gestire l'ipoglicemia?
Alcuni farmaci utilizzati per la cura del diabete possono provocare ipoglicemia, ovvero la diminuzione del livello di zucchero (glucosio) nel sangue al di sotto dei valori di normalità di 70 mg/dl. Questa causa sintomi come tremori, sudorazione, confusione e debolezza. L’ipoglicemia è un’urgenza medica e richiede l’assunzione tempestiva di zuccheri semplici.
Esempi di alimenti che contengono zuccheri semplici a veloce assorbimento sono lo zucchero, le caramelle, le bevande zuccherate quali Coca Cola o aranciata. La quantità di carboidrati semplici da assumere in caso di ipoglicemia va personalizzata da persona a persona. L’obiettivò del trattamento è riportare la glicemia entro livelli considerati normali (> 70 mg/dl).
L'importanza del diario glicemico
Il diario glicemico è uno strumento utile per registrare i valori di glucosio nel sangue, insieme agli orari dei pasti, all’attività fisica e alla somministrazione di insulina. Permette sia al paziente sia al medico di monitorare l’andamento della glicemia nel tempo, individuare eventuali problemi e adattare la terapia in modo mirato.
Il diario glicemico dovrebbe includere: glicemie pre- e post-prandiali, dose e tipo di insulina, quantità di carboidrati (CHO) assunti durante pasti e spuntini, tipo e durata dell’attività fisica, oltre a eventuali rilevazioni di chetonemia.
Che cos'è la chetonemia e come si misura?
La chetonemia indica la presenza di corpi chetonici nel sangue. Questi composti vengono prodotti dal fegato quando il corpo, per mancanza di insulina o carenza di zuccheri disponibili nelle cellule, inizia a bruciare i grassi come fonte di energia. Nei soggetti con diabete, livelli elevati di corpi chetonici possono segnalare l’inizio di una chetoacidosi diabetica, una condizione grave che richiede intervento medico immediato.
Quando misurare i chetoni nel diabete:
- Se la glicemia è molto alta (di solito sopra i 250 mg/dL)
- Se compaiono sintomi di allarme, come nausea, vomito, sete intensa, dolore addominale o stanchezza marcata
- In caso di malattia, febbre o stress che possono aumentare il rischio di chetoacidosi
La misurazione della chetonemia può avvenire in due modi principali:
- Test del sangue: simile alla misurazione della glicemia, si utilizza una piccola goccia di sangue prelevata dal dito e un apposito misuratore di chetoni. Questo metodo è più preciso e permette di conoscere il livello reale di chetoni presenti.
- Test delle urine: si utilizzano strisce reattive che cambiano colore se i corpi chetonici sono presenti. È un metodo meno preciso, perché riflette la concentrazione di chetoni nelle urine nelle ore precedenti e non il valore attuale nel sangue.
Monitorare la chetonemia è un passo importante per prevenire complicazioni gravi, perché consente di intervenire tempestivamente aumentando l’insulina o cercando assistenza medica prima che la situazione peggiori.
Negli ultimi anni la gestione del diabete ha conosciuto una significativa evoluzione grazie all’introduzione di tecnologie avanzate. Sensori, pompe, penne intelligenti e applicazioni digitali supportano le persone con diabete nel monitoraggio della glicemia, nella somministrazione dell’insulina e nella gestione quotidiana della malattia, migliorando sicurezza, autonomia e qualità della vita.
Monitoraggio continuo della glicemia (CGM)
Il Monitoraggio Continuo della Glicemia (CGM, Continuous Glucose Monitoring) è una tecnologia avanzata che consente di controllare costantemente i livelli di zucchero nel sangue. A differenza della misurazione tradizionale tramite prelievo capillare, il CGM fornisce dati in tempo reale e in modo continuo, offrendo un monitoraggio più dettagliato e dinamico.
Il sistema utilizza un piccolo sensore inserito sotto la pelle, solitamente sul braccio o sull’addome, che misura il glucosio presente nel liquido interstiziale, il fluido che circonda le cellule dei tessuti. Il sensore trasmette i dati a un dispositivo esterno, come uno smartphone, un lettore dedicato o un orologio smart, mostrando i valori glicemici in tempo reale e segnalando eventuali tendenze di aumento o diminuzione.
I principali vantaggi del CGM sono:
- Rilevazione precoce di ipoglicemie e iperglicemie: invia allarmi quando i livelli di glucosio sono troppo bassi o troppo alti
- Migliore gestione del diabete: grazie ai dati continui, medici e pazienti possono adattare in modo più efficace dieta, attività fisica e terapia insulinica
- Visualizzazione di grafici e trend: aiuta a comprendere le variazioni della glicemia durante il giorno e la notte
- Riduzione delle punture sul dito: diminuisce la necessità di misurazioni capillari frequenti
Pompe per l’erogazione dell’insulina e sistemi a ciclo chiuso
Le pompe e i sistemi a ciclo chiuso rappresentano strumenti avanzati che avvicinano la gestione del diabete al funzionamento naturale del pancreas. Le pompe per l’erogazione dell’insulina sono dispositivi medici che somministrano insulina in modo continuo, principalmente a pazienti con diabete di tipo 1.
Queste pompe consentono di riprodurre la secrezione fisiologica dell’insulina attraverso due modalità principali:
- Basale: rilascio costante di piccole quantità di insulina per coprire il fabbisogno di base.
- Bolo: somministrazione aggiuntiva di insulina durante i pasti o per correggere valori di glucosio elevati.
Negli ultimi anni, molte pompe sono state integrate con sensori di glucosio continui (CGM), dando vita ai sistemi a ciclo chiuso, spesso definiti “pancreas artificiali”. Questi sistemi regolano automaticamente la somministrazione di insulina in base ai valori glicemici rilevati, riducendo il rischio di ipoglicemie e iperglicemie e migliorando il controllo complessivo della glicemia.
Penne intelligenti e dispositivi connessi
Le penne intelligenti e i dispositivi connessi rappresentano una nuova frontiera nella gestione del diabete, migliorando la precisione delle terapie e semplificando il monitoraggio dei livelli glicemici.
Le penne intelligenti, simili a quelle tradizionali per l’insulina, sono dotate di sensori e tecnologia Bluetooth che registrano automaticamente le dosi somministrate, gli orari e, in alcuni casi, anche le informazioni sui pasti. Questi dati possono essere sincronizzati con app dedicate o piattaforme cloud, offrendo al paziente e al team medico un quadro dettagliato della terapia insulinica. Ciò facilita eventuali aggiustamenti, aumenta la sicurezza e riduce il rischio di errori nella somministrazione.
I dispositivi connessi possono includere anche sensori di glucosio continui (CGM) e sistemi integrati che combinano monitoraggio e gestione dell’insulina. L’uso combinato di penne intelligenti e dispositivi connessi consente un approccio più personalizzato, basato su dati in tempo reale, migliorando il controllo glicemico, la qualità della vita e la prevenzione delle complicanze a lungo termine.
Applicazioni digitali e piattaforme di supporto
Un supporto fondamentale nella gestione quotidiana del diabete è rappresentato anche dalle App e dalle piattaforme digitali, che consentono di raccogliere i dati di sensori, pompe e penne, generare grafici, analizzare trend e monitorare il progresso nel tempo.
Un’alimentazione corretta e bilanciata rappresenta un elemento fondamentale nella gestione del diabete, poiché aiuta a mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue.
La dieta consigliata per chi ha il diabete non è né complessa né eccessivamente restrittiva. Le persone con questa condizione hanno bisogno di un apporto calorico giornaliero simile a quello di chi non è diabetico, modulato in base a fattori come costituzione fisica, sesso, età, statura e livello di attività. L’obiettivo principale resta sempre raggiungere e mantenere il peso corporeo ideale.
Il ruolo dei carboidrati nella dieta delle persone con diabete
I carboidrati rappresentano la principale fonte di energia per l’organismo, ma sono anche il nutriente che più influisce sui livelli di glucosio nel sangue. Per questo motivo, chi ha il diabete deve imparare a gestirli con attenzione: non eliminarli, ma scegliere quali consumare, in che quantità e come distribuirli durante la giornata.
Carboidrati: cosa sono e come agiscono sulla glicemia
Quando assumiamo carboidrati, il corpo li trasforma in glucosio, che entra nel sangue e viene utilizzato come fonte di energia. Nelle persone con diabete, questo processo può essere alterato, causando aumenti rapidi o prolungati della glicemia.
Due sono i concetti chiave da considerare:
- Indice glicemico (IG): indica la velocità con cui un alimento fa aumentare la glicemia.
- Carico glicemico (CG): considera sia la velocità sia la quantità di carboidrati presenti in una porzione di cibo.
Alimenti con IG e CG bassi tendono a far salire la glicemia in modo più graduale. Per questo, i carboidrati consigliati nella dieta delle persone con diabete sono quelli ricchi di fibre, che rallentano l’assorbimento del glucosio, come:
- cereali integrali (orzo, farro, avena, riso integrale)
- pasta e pane integrali
- legumi
- verdure
- frutta fresca intera (non succhi)
Questi alimenti aiutano a mantenere la glicemia stabile e aumentano il senso di sazietà.
Al contrario, vanno limitati i carboidrati che provocano picchi glicemici rapidi, come:
• zuccheri semplici (zucchero, miele, sciroppi)
• dolci industriali
• bibite zuccherate
• prodotti da forno raffinati (cracker, grissini, biscotti standard)
• pane bianco, riso bianco e pasta raffinata in quantità eccessive
Non è necessario eliminarli del tutto, ma è consigliabile consumarli con moderazione e all’interno di pasti equilibrati.
La conta dei carboidrati
La quantità ideale di carboidrati varia da persona a persona, in base a fattori come età, peso, obiettivi personali, terapia e livello di attività fisica. Distribuire i carboidrati in modo equilibrato tra i pasti aiuta a mantenere la glicemia più stabile ed evitare sbalzi.
Per questo motivo è particolarmente importante il metodo della “conta dei carboidrati”, che consiste nell’imparare a capire quanti carboidrati ci sono negli alimenti e, di conseguenza, adeguare la dose di insulina in modo che il corpo li possa usare correttamente.
I carboidrati, infatti, sono il nutriente che più influenza i livelli di glucosio nel sangue, perché durante la digestione vengono trasformati in zuccheri semplici e immessi nel circolo sanguigno. Conoscerne la quantità permette quindi di prevedere l’andamento della glicemia dopo i pasti.
Strumenti utili ad imparare a contare i carboidrati includono tabelle nutrizionali, etichette degli alimenti, app dedicate e bilance da cucina. Con il tempo, è possibile imparare a stimare le porzioni anche a occhio.
Scopri qui le tabelle per il calcolo dei carboidrati.
Le liste di scambio
Le liste di scambio sono uno strumento pratico utilizzato nella gestione del diabete per facilitare la pianificazione dei pasti. Raggruppano gli alimenti in categorie in base al contenuto di carboidrati, proteine e grassi, indicando le porzioni equivalenti che producono effetti simili sulla glicemia. Questo sistema permette di sostituire gli alimenti all’interno di uno stesso gruppo senza alterare l’apporto nutrizionale complessivo, facilitando varietà, flessibilità e controllo dei livelli di zucchero nel sangue. Le liste di scambio sono particolarmente utili per chi deve bilanciare l’alimentazione con la terapia insulinica.
Consulta le liste di scambio cliccando sull'immagine:

Rapporto insulina-carboidrati: come stabilire quanta insulina somministrare al pasto?
Il rapporto insulina-carboidrati (IC) è uno strumento fondamentale per le persone con diabete che utilizzano insulina rapida o ultrarapida ai pasti. Indica quanta insulina è necessaria per “coprire” una determinata quantità di carboidrati assunti durante il pasto, permettendo una gestione più flessibile dell’alimentazione e una maggiore stabilità glicemica.
Il rapporto IC rappresenta il numero di grammi di carboidrati coperti da 1 unità di insulina. Ad esempio, un rapporto 1:10 significa che 1 unità di insulina è in grado di gestire l’assorbimento di 10 grammi di carboidrati.
La regola del 500
Ma come si calcola quanta insulina somministrare al pasto in base ai carboidrati assunti? Un valido aiuto viene dalla cosiddetta “Regola del 500”, una formula utilizzata dalle persone con diabete di tipo 1 (o da chi assume insulina rapida ai pasti) per stimare il proprio rapporto insulina/carboidrati (I:C). Questo rapporto indica quanta insulina rapida è necessaria per metabolizzare una determinata quantità di carboidrati.
Nella pratica, il numero 500 viene utilizzato per gli analoghi rapidi (Humalog, Novorapid, Apidra), mentre per l’insulina regolare (Actrapid, Humulin R) si utilizza il numero 450.
Per calcolare il rapporto insulina/carboidrati:

Abbinamenti intelligenti per controllare la glicemia
L’effetto dei carboidrati sulla glicemia può essere modulato grazie agli abbinamenti:
- carboidrati + proteine → rallentano la digestione
- carboidrati + grassi “buoni” (es. olio d’oliva, frutta secca) → aumentano la sazietà
- carboidrati + fibre (verdure) → riducono la velocità di assorbimento
Un pasto bilanciato “mitiga” l’aumento glicemico rispetto al consumo di carboidrati isolati
Che cosa mettere nel piatto?
Per preparare un pasto sano ed equilibrato, scegli:
- un alimento tra i cereali (riso, orzo, farro, pasta, couscous…)
- un alimento tra le fonti proteiche (carne magra, pesce, formaggio, uova, legumi),
- una porzione abbondante di verdura (oppure una porzione media di verdura e una di frutta). Meglio consumare la frutta lontano dai pasti principali.
Regole d’oro dell’alimentazione
- PASTI REGOLARI: Fai almeno 3 pasti principali e, se necessario, 1-2 spuntini (mattina e pomeriggio). Inizia i pasti con una porzione di verdura: aumenta l’apporto di fibra, il senso di sazietà e aiuta a controllare la glicemia post-prandiale. Esempi di spuntini: frutta, cracker o yogurt.
- COSA BERE: Preferisci l’acqua: circa 1,5-2 litri al giorno. Limita la quantità di tè e caffè (comunque senza zucchero). Evita bevande zuccherate, succhi di frutta ricchi di zuccheri semplici e, in alcuni casi, sostanze come la caffeina.
- POCO SALE: Limita l’uso del sale da cucina. Per rendere più saporite le pietanze usa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto balsamico.
- ATTENZIONE ALL’ALCOL: Evita alcolici come liquori, amari, vino e birra, perché possono interferire con alcuni farmaci. Se consentito dal medico, è possibile assumere 1-2 bicchieri di vino al giorno durante i pasti.
- LEGGI LE ETICHETTE: Alcuni prodotti “per diabetici” contengono zuccheri nascosti come fruttosio o sorbitolo. Per dolcificare tè e caffè puoi utilizzare dolcificanti naturali (stevia, eritritolo) o artificiali (aspartame, acesulfame, ciclamato, saccarina).
- NO FUMO: Il fumo danneggia cuore, vasi sanguigni e polmoni, aumenta il rischio di tumori e può aggravare le complicanze cardiovascolari nelle persone con diabete.
- VARIA I CARBOIDRATI: Alternare i tipi di alimenti è sempre importante per una dieta equilibrata e completa.
L’attività fisica è uno dei pilastri fondamentali nella gestione del diabete, sia di tipo 1, sia di tipo 2.
Muoversi regolarmente:
- favorisce la perdita di peso
- consuma glucosio nei muscoli, riducendo la glicemia
- aumenta la sensibilità all’insulina, agendo su una delle cause del diabete
- innalza il colesterolo “buono” HDL e abbassa la pressione arteriosa, migliorando diversi fattori di rischio delle complicanze croniche
Le linee guida raccomandano almeno 30 minuti di attività fisica ogni giorno, oppure almeno 150 minuti distribuiti in 3 giorni alla settimana. L’ideale è combinare esercizi aerobici (camminata, corsa, ballo…) con esercizi di tonificazione muscolare. L’attività fisica influisce sul controllo glicemico e i suoi effetti permangono anche nelle ore successive: per chi assume farmaci, è quindi importante concordare con il diabetologo come gestire alimentazione e terapia prima, durante e dopo l’esercizio.
Sebbene l’attività fisica sia generalmente sicura, le persone con diabete devono prestare attenzione ad alcuni aspetti:
- monitorare la glicemia prima e dopo l’esercizio, perché può diminuire o, in alcuni casi, aumentare
- portare sempre con sé zuccheri rapidi (caramelle, succo) per gestire eventuali ipoglicemie
- idratarsi adeguatamente e indossare abbigliamento comodo e scarpe adatte, proteggendo i piedi
- adattare insulina o alimentazione se necessario, seguendo le indicazioni del diabetologo
Il diabete è una condizione cronica sempre più diffusa, che richiede attenzione quotidiana ma che, grazie alle terapie moderne e a una buona organizzazione personale, consente alla maggior parte delle persone di svolgere senza problemi la propria attività lavorativa.
Il rapporto tra diabete e lavoro, infatti, non dipende solo dalla malattia in sé, ma soprattutto dal modo in cui viene gestita e dalle caratteristiche dell’ambiente professionale. Lavorare con il diabete non solo è possibile, ma è compatibile con la maggior parte delle professioni. Con una gestione consapevole, un piano terapeutico personalizzato e un ambiente di lavoro informato e collaborativo, la malattia può integrarsi nella vita quotidiana senza compromettere produttività o qualità del lavoro.
Durante l’orario di lavoro, il principale obiettivo per chi convive con il diabete è mantenere un buon equilibrio glicemico.
Le oscillazioni della glicemia possono essere influenzate da diversi fattori: attività fisica non prevista, ritmi di lavoro irregolari, salti dei pasti, stress psicofisico, turnazioni notturne o farmaci che interferiscono con la regolazione del glucosio.
Per questo motivo è importante che la persona possa:
- monitorare la glicemia con glucometri o sistemi di monitoraggio continuo (CGM), che permettono di rilevare rapidamente ipoglicemie o iperglicemie
- assumere insulina o farmaci orali secondo quanto indicato dal piano terapeutico
- effettuare pause, anche brevi, per alimentarsi o correggere eventuali cali di zucchero
- avere accesso a un luogo adeguato per conservare insulina e presidi, soprattutto in ambienti con temperature estreme.
Queste necessità non devono essere considerate “privilegi”, ma misure essenziali per garantire sicurezza e continuità lavorativa, analoghe a qualsiasi altra esigenza sanitaria.
Diabete e idoneità al lavoro
In alcune attività, il diabete può richiedere una valutazione più approfondita da parte del medico competente. L’obiettivo non è escludere la persona dalla mansione, ma garantire che l’attività possa essere svolta senza pericoli per sé o per altri.
Situazioni che richiedono particolare attenzione includono:
- mansioni ad alto rischio (guida di mezzi pesanti, lavori in quota, utilizzo di macchinari pericolosi), dove un’ipoglicemia improvvisa potrebbe compromettere la sicurezza
- turni notturni, che possono alterare i ritmi ormonali e quindi la gestione della glicemia
- lavori con richieste fisiche elevate, che aumentano il consumo energetico e possono favorire ipoglicemie.
In questi casi, lo scopo della valutazione è individuare eventuali adattamenti: pause più regolari, turni meglio distribuiti, mansioni alternative temporanee o verifiche periodiche.
Organizzazione del lavoro in azienda
Le aziende possono contribuire molto alla gestione del diabete senza incorrere in costi o cambiamenti strutturali significativi. È utile, ad esempio:
- prevedere pause flessibili per monitoraggio e terapia
- garantire che il lavoratore possa tenere con sé glucosio o snack per fronteggiare un’ipoglicemia
- consentire l’uso di dispositivi medici come microinfusori e sensori
- formare, quando necessario, colleghi o referenti sulla riconoscibilità dei sintomi di ipoglicemia e sulle prime azioni di sicurezza
Una buona comunicazione interna — rispettosa della privacy del lavoratore — può prevenire situazioni critiche e creare un ambiente più sereno e inclusivo.
Aspetti normativi e tutela del lavoratore
Le persone con diabete hanno pieno diritto alla non discriminazione nell’accesso al lavoro, nelle progressioni di carriera e nella valutazione della performance.
In Italia, la tutela è garantita da diverse norme che proteggono chi vive con patologie croniche, attraverso:
- il divieto di discriminazione per motivi di salute
- la possibilità di richiedere accomodamenti ragionevoli sul posto di lavoro
- la valutazione dell’idoneità alla mansione basata su criteri medici e non su pregiudizi
La riservatezza sulla condizione clinica è sempre garantita, salvo scelta volontaria del lavoratore di condividere informazioni utili alla sicurezza propria e altrui.
Avere il diabete non impedisce di ottenere o rinnovare la patente di guida. Sono previsti però alcuni obblighi specifici che le persone diabetiche devono rispettare.
Diabete e rinnovo patente: la documentazione richiesta
Oltre alla documentazione normalmente necessaria per il rinnovo della patente, chi è affetto da diabete deve presentare una certificazione rilasciata da un medico specialista in diabetologia. La relazione deve essere redatta da un diabetologo operante presso una struttura pubblica e non può risalire a più di tre mesi prima della visita medica per il rinnovo della patente.
Per compilare il documento, lo specialista valuta esami clinici recenti, sia di laboratorio sia strumentali, e deve attestare:
- la tipologia di diabete (tipo 1 o tipo 2) e la durata della malattia
- la terapia in corso, con particolare riferimento ai farmaci che possono provocare episodi di ipoglicemia
- l’eventuale presenza di complicanze correlate al diabete
- il livello di controllo glicemico, valutato tramite il valore dell’emoglobina glicata
- la frequenza di episodi ipoglicemici gravi, potenzialmente pericolosi durante la guida
- una valutazione complessiva del rischio alla guida (basso, medio o alto)
Generalmente, i centri diabetologici utilizzano un modulo standardizzato specifico per la certificazione ai fini della patente.
Rinnovo della patente per il gruppo I (categorie A, B e BE)
Le persone con diabete che devono conseguire o rinnovare una patente del gruppo I (categorie A, B e BE) devono presentare la relazione diabetologica al medico incaricato della visita.
Se il controllo glicemico risulta buono o accettabile (emoglobina glicata inferiore al 9%) e non vi sono complicanze, il medico può rilasciare l’idoneità alla guida. In questi casi, tuttavia, la validità della patente può essere ridotta rispetto a quella standard.
Qualora invece il controllo metabolico non sia soddisfacente o siano presenti complicanze che interessano organi come occhi, cuore o reni, il soggetto dovrà essere valutato dalla Commissione Medica Locale (CML).
Rinnovo della patente per il gruppo II (categorie C, CE, D e DE)
Per il rilascio o il rinnovo delle patenti del gruppo II (categorie C, CE, D e DE), le persone diabetiche devono sempre sottoporsi a visita presso la Commissione Medica Locale (CML), presentando la certificazione diabetologica.
La Commissione esamina attentamente la situazione clinica complessiva del paziente e il grado di compenso del diabete. In base all’esito, può concedere l’idoneità alla guida, eventualmente con limitazioni o prescrizioni, oppure negare il rinnovo.
Diabete e rinnovo patente: quanto dura la validità
La validità della patente dipende dal livello di rischio per la sicurezza stradale indicato dal diabetologo:
Rischio basso
Il rinnovo avviene per un periodo simile a quello previsto per i soggetti non diabetici, quando sono presenti:
- buon controllo glicemico
- capacità adeguata di riconoscere e gestire le ipoglicemie
- assenza di complicanze vascolari
Rischio medio
La durata del rinnovo viene stabilita in base all’età:
- fino a 5 anni per soggetti sotto i 50 anni
- fino a 3 anni tra i 50 e i 70 anni
- fino a 1 anno oltre i 70 anni
Questa condizione si verifica quando il paziente è in grado di gestire le ipoglicemie, ma presenta un controllo glicemico non ottimale e/o complicanze vascolari lievi e ben controllate.
Rischio elevato
Il rinnovo della patente non viene concesso nei casi in cui siano presenti:
- incapacità di riconoscere o gestire le ipoglicemie
- complicanze gravi
In conclusione, il rinnovo della patente per chi soffre di diabete prevede alcune procedure aggiuntive, ma è assolutamente possibile se la malattia è ben controllata e non comporta rischi rilevanti per la guida. È consigliabile programmare con anticipo la visita diabetologica, tenendo presente che la certificazione deve essere recente e non antecedente ai tre mesi rispetto alla data del rinnovo.
Il diabete è una condizione cronica che richiede monitoraggio e attenzione costante, ma permette a bambini e adolescenti di frequentare la scuola senza particolari limitazioni, a patto che vengano garantite alcune misure organizzative e di sicurezza. L’ambiente scolastico riveste un ruolo fondamentale non solo nella gestione quotidiana della patologia, ma anche nel promuovere autonomia, integrazione e benessere emotivo degli studenti con diabete.
Come gestire il diabete a scuola
Gli studenti con diabete, in particolare quelli in terapia insulinica, necessitano di attività quotidiane legate al controllo della glicemia. Le principali esigenze riguardano:
- monitoraggio glicemico tramite glucometro o sistemi di monitoraggio continuo (CGM), anche nei momenti di attività o cambio aula
- somministrazione di insulina, che può avvenire tramite penna insulinica, microinfusore o sistema ibrido, spesso con allarmi e necessità di intervento
- accesso rapido ai carboidrati per prevenire o gestire episodi di ipoglicemia
- possibilità di fare pause o piccoli spuntini, quando la glicemia lo richiede
- possibilità di avere sempre a disposizione acqua o bevande senza zuccheri aggiunti per prevenire la disidratazione, che può aggravare le condizioni di iperglicemia
- possibilità di accedere ai servizi igienici per rispondere ad un eventuale maggiore stimolo a urinare
- attenzione particolare durante attività fisica, gite, laboratori o momenti di stress che possono alterare l’equilibrio glicemico
A scuola non è necessario personale sanitario dedicato in modo permanente: ciò che serve è una minima formazione del personale scolastico, chiara, semplice e basata su procedure condivise.
Il divieto di uso del cellulare a scuola prevede un’eccezione per gli alunni con diabete, come specificato nella circolare del Ministero dell'Istruzione e del Merito Nota n. 3952 del 19 settembre 2023, riconoscendo lo smartphone-smartwatch come un dispositivo medico per il controllo del diabete attraverso applicazioni specifiche.
Ruolo del personale scolastico
La scuola non deve svolgere funzioni mediche, ma deve essere in grado di garantire un ambiente inclusivo e sicuro.
Gli insegnanti e il personale ATA possono svolgere compiti quali:
- riconoscere i segni di ipoglicemia (sudorazione, tremori, difficoltà a concentrarsi, pallore, irritabilità)
- sapere come intervenire: offrire zuccheri semplici, avvisare la famiglia, monitorare la situazione
- conoscere i segnali di iperglicemia e quando è necessario contattare i caregiver
- permettere allo studente di controllare la glicemia o assumere insulina in classe, se necessario
- favorire una gestione flessibile delle pause, dei pasti e delle attività fisiche
- garantire la presenza del kit di emergenza (carboidrati rapidi, glucagone se previsto) in un luogo accessibile
Queste competenze possono essere acquisite facilmente tramite un incontro formativo con la famiglia, il diabetologo o il centro di riferimento.
Attività fisica a scuola
L’attività fisica migliora l’efficacia dell’insulina e aiuta a controllare il peso: è quindi fortemente raccomandata per gli studenti con diabete, con alcune precauzioni.
Bambini, ragazzi e insegnanti di educazione fisica devono sapere che fare esercizio equivale a somministrare piccole quantità di insulina all’organismo. Verso la fine dell’attività e nelle ore successive, è quindi prevedibile un abbassamento della glicemia. Nei giochi di squadra, dove prevale un’attività anaerobica o mista, la glicemia può invece rimanere stabile o addirittura aumentare durante l’esercizio, per poi ridursi nelle ore successive.
I bambini e i ragazzi con diabete possono svolgere attività fisica e sportiva, ma è importante che siano educati a riconoscere e gestire eventuali episodi di ipoglicemia o iperglicemia.
Cosa fare:
- misurare la glicemia prima, durante e dopo l’attività fisica
- evitare l’esercizio nei primi 90 minuti dopo il bolo di insulina
- correggere eventuali ipoglicemie prima di iniziare l’attività
- mantenersi ben idratati bevendo acqua a sufficienza
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Ultimo aggiornamento
Questa pagina è stata aggiornata il 8 Giugno 2026

