Rete diabete

Rete diabete FVG

Panoramica

La Rete Diabete mira a riorganizzare l’assistenza diabetologica regionale per garantire equità, appropriatezza e continuità delle cure, promuovendo l’integrazione tra operatori, l’uso razionale delle risorse e delle tecnologie, la formazione omogenea del personale e la partecipazione attiva delle persone con diabete.

DOCUMENTOATTO
Recepimento piano nazionale sulla malattia diabeticaDGR 1676/2015
Piano sulla malattia diabeticaAllegato 1 alla DGR n. 1676/2015
Tavolo tecnico regionale sulla malattia diabeticaDecreto RAFVG 149 del 25/01/2018
Tavolo tecnico regionale sulla malattia diabetica Modifiche e integrazioneDecreto RAFVG 1466/SPS 2018
Linee di indirizzo per l'educazione terapeutica rivolta alla persona con diabeteDGR 1013/2019
Rete della cronicità - La filiera diabete (RCFD)Det. ARCS 277/2020
Costituzione Rete regionale per la gestione del paziente con diabeteDet. ARCS 61/2021

DOCUMENTOATTO
Aggiornamento componenti rete regionaleDet. ARCS 109/2025

Per cittadini

Secondo i dati della sorveglianza Passi, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2023-2024 soffre di diabete poco meno del 5% della popolazione adulta di età compresa tra i 18 e i 69 anni. La prevalenza di diabetici aumenta con l’età (è pari al 2% tra le persone con meno di 50 anni) per arrivare a quasi il 9% fra quelle di età compresa tra i 50 e i 69 anni. È più frequente fra gli uomini (5,2%) che fra le donne (4,4%) e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche (circa il 16% nel primo caso e il 10% nel secondo). 
In Italia sono più di 18.000 i soggetti di età inferiore ai 18 anni affetti da diabete. La prevalenza è di 1 caso su 1000 nell'Italia peninsulare, mentre sale a 3-4 su 1000 in Sardegna. Sebbene in età pediatrica la forma autoimmune (diabete di tipo 1) sia la più frequente, l’aumento dell’obesità ha portato anche a una crescita del diabete di tipo 2, che presenta una prevalenza del 2%. In Italia, infatti, un bambino su 3 presenta un certo grado di eccesso di peso.

In Friuli Venezia Giulia sono circa 90.000 le persone che soffrono di diabete, con una prevalenza stimata del 6,0- 8,1% della popolazione ed una grande variazione nelle diverse classi di età (approssimativamente 2-3% nei soggetti < 60 anni fino a più del 20% nei soggetti anziani). Il 91% di questi sono adulti con diabete di tipo 2, gli altri sono persone con diabete di tipo 1- età pediatrica (circa il 6%), diabete gestazionale, diabete secondario e altri tipi di diabete (DATI 2021)

Il diabete è fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolari, quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà: il 50% dei pazienti diabetici riferisce una diagnosi di ipertensione (vs 16% fra le persone senza diagnosi di diabete), il 40% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia (vs 17% fra chi non ha il diabete), il 70% riferisce di essere in eccesso ponderale (Imc ≥ 25, vs 42% fra le persone senza diagnosi di diabete) e, di questi, solo il 46% sta seguendo una dieta per cercare di perdere peso, il 48% delle persone con diabete è completamente sedentario (vs 33% nelle persone senza diagnosi di diabete), il 22% fuma (vs 24% fra le persone senza diagnosi di diabete).
 

Per professionisti

Approfondimenti

 

Che cos'è il diabete

Il diabete (diabete mellito) è una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero dalla presenza di alti livelli di glucosio (zuccheri) nel sangue, ed è dovuta ad una ridotta funzione o produzione di insulina

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, indispensabile al metabolismo del glucosio: la secrezione di una corretta quantità di insulina permette la regolazione del tasso di zuccheri nel sangue. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno provocando alterazioni alla funzionalità degli organi quali cuore, fegato e cervello. Il rischio di sviluppare queste complicanze, che possono essere gravemente invalidanti, può essere ridotto mantenendo un buon controllo della glicemia nel tempo.

La glicemia indica la quantità di zucchero presente nel sangue, deriva dagli alimenti che mangiamo e serve da carburante alle nostre cellule per funzionare. Più la concentrazione di zucchero è alta, più alta sarà la nostra glicemia. Si tratta di uno dei parametri più importanti da misurare per la gestione del diabete.

Il diabete mellito si manifesta in due forme principali: il diabete di tipo 1 (circa 10% dei casi), e il diabete di tipo 2 (90% dei casi). 


Il diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune: il sistema immunitario attacca per errore le cellule del pancreas che producono insulina (chiamate cellule beta), considerandole pericolose. Questo provoca la loro distruzione e un’assenza totale di insulina nell’organismo. Il diabete di tipo 1 è anche chiamato “insulino-dipendente”, perché chi ne soffre deve assumere insulina per tutta la vita.
Il diabete di tipo 1 è definito diabete giovanile perché generalmente si manifesta nei bambini e negli adolescenti, con i caratteristici sintomi di esordio: aumento della quantità di urina prodotta (poliuria), aumento della sete (polidipsia), dimagrimento, senso di stanchezza, aumento dell’appetito, nausea, vomito e dolori addominali. 
Spesso i sintomi si presentano in ambito scolastico: l’alunno chiede di andare in bagno frequentemente, è stanco e distratto. Conoscere i sintomi è quindi molto importante per arrivare a una diagnosi tempestiva e iniziare il prima possibile la terapia insulinica
La presenza di questi sintomi deve imporre una visita pediatrica per giungere ad una diagnosi precoce tramite visita, esami del sangue e delle urine.

La diagnosi di diabete si fa attraverso gli esami del sangue. I test principali sono:

  • Glicemia al mattino dopo almeno 8 ore di digiuno: valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono considerati tipici del diabete
  • Emoglobina glicata (HbA1c): offre una valutazione media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Se superiore a 6,5% può indicare la presenza di diabete
  • Test da carico glucidico: dopo la valutazione della glicemia, viene somministrata una bevanda contenente glucosio. A distanza di due ore, una glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl indica la presenza di diabete.
  • Valori di glicemia uguali o superiori a 200 mg/dl riscontrati nell’arco della giornata associata ai sintomi tipici (urinare tanto, bere molto, calo ponderale, astenia) devono far sospettare il diabete.

Come si tratta il diabete di tipo 1

Una volta accertato il diabete, il trattamento si basa su quattro pilastri fondamentali:

  • Iniezioni di insulina per mantenere i livelli glicemici sotto controllo
  • Alimentazione sana
  • Attività motoria
  • Supporto psicopedagogico al paziente e alla famiglia

La terapia fondamentale del diabete di tipo 1 è l’insulina, che può essere assunta solo tramite iniezioni. Le persone con diabete di tipo 1 hanno bisogno di più somministrazioni quotidiane di insulina per mantenere i livelli di zucchero nel sangue entro valori adeguati.
Negli anni, i progressi tecnologici hanno reso la gestione della malattia molto più semplice. Oggi sono disponibili strumenti come i sensori glicemici e i microinfusori di insulina.
I sensori glicemici misurano in modo continuo la quantità di glucosio nel sangue, permettendo di intervenire tempestivamente e adattare meglio la terapia insulinica. I microinfusori, invece, sono piccoli dispositivi indossabili che restano collegati al corpo 24 ore su 24 e rilasciano automaticamente l’insulina. Il loro funzionamento si basa sui valori rilevati dal sensore e sulle informazioni inserite dalla persona, come i pasti o l’attività fisica prevista.
Grazie a queste tecnologie, il controllo della malattia è migliorato in modo significativo, con benefici importanti non solo per la salute, ma anche per la qualità di vita delle persone con diabete e delle loro famiglie.


Il diabete di tipo 2

Conosciuto anche come diabete alimentare o diabete dell’età matura, il diabete di tipo 2 è quello più frequente, con circa il 90% dei casi. Si manifesta generalmente in soggetti con più di 40 anni, obesi e sedentari, con una storia familiare di malattia. Negli ultimi anni è però in preoccupante aumento anche tra i giovani, a causa dell’incremento dell’obesità in questa fascia di popolazione, rappresentando il 2% del diabete sotto ai 18 anni.
Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica caratterizzata da livelli di zucchero nel sangue troppo alti, dovuti a problemi nella produzione o nell’uso dell’insulina. 

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che permette al glucosio derivato dal cibo di entrare nelle cellule, dove viene usato come energia. Se il pancreas non produce abbastanza insulina o se organi come muscoli, fegato e tessuto adiposo non rispondono bene all’insulina, il glucosio resta nel sangue invece di entrare nelle cellule, causando un aumento della glicemia (iperglicemia).
Nella maggior parte dei casi di diabete di tipo 2 coesistono entrambi i problemi: il pancreas produce meno insulina del necessario e le cellule non rispondono correttamente all’ormone. Così, da un lato, le cellule non ricevono l’energia di cui hanno bisogno, e dall’altro, l’eccesso di zucchero nel sangue può danneggiare il cuore, i vasi sanguigni, le gambe, i reni e il cervello.

La diagnosi di diabete si fa attraverso gli esami del sangue. I test principali sono:

  • Glicemia al mattino dopo almeno 8 ore di digiuno: valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono considerati tipici del diabete
  • Emoglobina glicata (HbA1c): offre una valutazione media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. Se superiore a 6,5% può indicare la presenza di diabete
  • Test da carico glucidico: dopo la valutazione della glicemia, viene somministrata una bevanda contenente 75 grammi di glucosio. A distanza di due ore, una glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl indica la presenza di diabete
  • Valori di glicemia uguali o superiori a 200 mg/dl riscontrati nell’arco della giornata devono far sospettare il diabete

 

 

Sintomi del diabete di tipo 1

Per quanto riguarda il diabete di tipo1, i sintomi sono: sete intensa, bisogno frequente di urinare (con possibile ripresa anche della pipì a letto di notte nei bambini), fame eccessiva, perdita di peso rapida e improvvisa, nausea, vomito, debolezza, stanchezza, irritabilità e cambiamenti di umore.
Se negli adulti i sintomi d’esordio del diabete di tipo 1 sono graduali, nei bambini questi possono avere una comparsa improvvisa, perché le cellule beta-pancreatiche, produttrici di insulina, vengono distrutte più rapidamente.

Riconoscere precocemente questi sintomi permette di fare una diagnosi tempestiva e iniziare subito la terapia insulinica. In questa forma di diabete, infatti, il corpo non produce insulina, l’ormone necessario per utilizzare il glucosio e mantenere in salute le cellule. Senza insulina, l’organismo ricorre ad altre fonti di energia, come grassi e proteine: questo può causare dimagrimento inspiegato e la formazione di sostanze che rendono il sangue acido. Se i sintomi non vengono riconosciuti per tempo, all’esordio può comparire la chetoacidosi diabetica, una condizione grave e potenzialmente pericolosa per la vita.
Per questo motivo, chi urina e beve più del normale, mangia ma perde peso e si sente stanco, deve essere valutato subito. Spesso basta un semplice test della glicemia con lo stick per fare la diagnosi.

Sintomi del diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 spesso è asintomatico. I sintomi sono gli stessi del tipo 1, ma decisamente meno evidenti. La malattia rimane silente per molto tempo e i sintomi si sviluppano in modo più graduale e lieve; di conseguenza, sono più difficili da identificare.
 

 

Cause del diabete di tipo 1

Non si sa con certezza quali siano le cause del diabete di tipo 1, ma è caratteristica la presenza nel sangue degli anticorpi che attaccano le cellule del pancreas che producono insulina. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (per esempio i fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni come virus e batteri.

Gli studi sui gemelli identici mostrano che se uno sviluppa il diabete di tipo 1, l’altro ha un rischio del 30-40% di ammalarsi a sua volta. Il rischio è più basso per i fratelli non gemelli (5-10%) e ancora più basso per i figli (2-5%).

Questo succede perché si può ereditare una predisposizione al diabete, ma la malattia dipende da più fattori. Come in altre malattie autoimmuni, alcuni geni rendono il sistema immunitario più “sensibile” e pronto a produrre anticorpi contro parti del corpo, soprattutto se stimolato da fattori esterni come infezioni. Dopo un’infezione, il sistema immunitario può iniziare a produrre anticorpi che, nel diabete di tipo 1, attaccano le cellule beta del pancreas, quelle che producono insulina. Così, col tempo, le cellule beta vengono distrutte, la produzione di insulina diminuisce e compaiono i sintomi del diabete.

Per questi motivi, il diabete di tipo 1 è considerato una malattia autoimmune, cioè una malattia in cui il sistema immunitario attacca parti del proprio corpo. Tra i possibili fattori scatenanti ci sono alcuni virus (come quelli della parotite, il citomegalovirus, i Coxsackie B e quelli dell’encefalomiocardite) e alcuni fattori ambientali legati all’alimentazione, anche se non esiste un alimento specifico che lo provochi.

Contrariamente a quanto si pensa spesso, il diabete di tipo 1 non è causato da una dieta sbagliata. Non compare perché il bambino ha mangiato troppi dolci, ma dipende da una predisposizione genetica.

Cause del diabete di tipo 2

Le cause del diabete di tipo 2 non sono ancora del tutto note, ma alla sua comparsa sono stati associati diversi fattori di rischio, come la scarsa attività fisica, il sovrappeso, l’appartenenza ad alcune etnie e la familiarità per la malattia. Per quanto riguarda la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori o fratelli) affetti dalla stessa patologia. Nei gemelli identici, invece, la probabilità che entrambi sviluppino la malattia si avvicina al 100%, a indicare una componente genetica molto forte. 

 

Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica. È quindi possibile agire con strategie di prevenzione: adottare uno stile di vita sano, non fumare, non eccedere con gli alcolici, alimentarsi in modo equilibrato, fare regolare attività fisica e mantenere un peso corporeo nella norma.

La prevenzione deve iniziare già in età pediatrica. Le corrette abitudini alimentari vanno incoraggiate fin dai primi 1000 giorni di vita, cioè già durante la gravidanza. È importante non abituare i bambini ai gusti troppo dolci o salati e seguire una dieta equilibrata, secondo la piramide alimentare.
Anche il movimento va incentivato fin da piccoli, seguendo le indicazioni della piramide dell’attività fisica proposta dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), che illustra le regole da seguire per uno stile di vita salutare. Alla base della piramide sono indicate le attività da svolgere quotidianamente; man mano che si sale verso i gradini più alti della piramide si incontrano le attività da svolgere con minore frequenza. 
Ecco le indicazioni specifiche secondo la piramide SIP:

  • Base della piramide (tutti i giorni): Andare a scuola a piedi, fare le scale invece dell'ascensore, aiutare nelle faccende domestiche, gioco attivo
  • Gradino intermedio (4-5 volte a settimana): Attività fisica all'aperto, gioco non organizzato al parco, muoversi in modi diversi (saltare, correre)
  • Secondo gradino (3-4 volte a settimana): Sport organizzato (nuoto, danza, calcio, ecc.)
  • Vertice della piramide (da limitare): Massimo 1 ora al giorno di sedentarietà davanti a TV, tablet o videogiochi

Va ricordato che il 55% dei bambini obesi rimane obeso in adolescenza, e che il 77% degli adolescenti obesi rimane obeso anche in età adulta. L’eccesso di peso nei bambini può già causare problemi metabolici, epatici, renali e cardiovascolari, e il rischio resta elevato anche da adulti.


Diabete e fumo

Le persone che fumano e quelle esposte abitualmente al fumo passivo manifestano un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi non ha mai fumato: chi fuma ha il 44% di rischio in più rispetto ai non fumatori.
Smettere di fumare diminuisce il rischio di sviluppare il diabete e, in chi è diabetico, permette un migliore controllo della glicemia. La resistenza all’insulina è infatti favorita dal fumo attivo (+40%) e dal fumo passivo (+28%) e ad essa possono contribuire anche eventuali fattori genetici predisponenti che colpiscono principalmente i recettori nicotinici dell’acetilcolina. La resistenza all’insulina è reversibile se si smette di fumare. 

Come smettere di fumare? Comincia a piccoli passi e datti obiettivi sostenibili. Per esempio, imponiti di sostituire la sigaretta mattutina con una gomma da masticare almeno per cinque giorni a settimana nelle prossime quattro settimane. Non tenere le sigarette a portata di mano. Decidi il giorno prima quante ne fumerai il giorno dopo.


Diabete e attività fisica

Insieme a obesità, sovrappeso e dieta scorretta, la mancanza di attività fisica costituisce l’80% delle cause di diabete. Per ottimizzare il controllo glicemico e ridurre il rischio di complicanze è fondamentale fare una vita attiva, con regolarità.

Come fare regolare attività fisica? Muoviti regolarmente per almeno 20-30 minuti ogni giorno o 150 minuti a settimana. Secondo le linee guida dell’OMS gli adulti di età compresa tra i 18 e i 64 anni dovrebbero svolgere ogni settimana almeno 150-300 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata, oppure almeno 75-150 minuti di attività fisica aerobica di intensità vigorosa, oppure una combinazione equivalente di attività moderata e vigorosa. L’attività deve essere distribuita su almeno 3 giorni a settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività.


Diabete e alimentazione

Anche un’alimentazione squilibrata può contribuire ad aumentare il rischio di diabete. Ampie evidenze scientifiche supportano l’adozione di una dieta ricca di alimenti integrali, vegetali e minimamente processati come importante strategia di prevenzione delle malattie croniche. Gli studi di prevenzione primaria del diabete hanno confermato che la riduzione del consumo di grassi saturi di origine animale e un maggior consumo di olio extravergine d’oliva, associati ad un modico consumo di proteine, rappresentano una scelta vincente.

Come modificare lo stile alimentare? Mangia in modo consapevole. Non eliminare i carboidrati, ma scegli quelli da cereali integrali. Limitati a pochi zuccheri semplici. Scegli la dieta mediterranea, con tanti vegetali, pesce, legumi e semi, poca carne, pochi formaggi e latte. Opta per sistemi di cottura semplici e usa pochi grassi di qualità, come l’olio extravergine d’oliva.


Diabete e stress

Lo stress fa parte della vita, ma se è troppo alto e si protrae nel tempo può dare luogo a disturbi del metabolismo e a meccanismi infiammatori di basso grado che si manifestano con cefalea, dolori articolari, disturbi dell’umore e della concentrazione, stanchezza persistente, insonnia, digestione difficile, gonfiore addominale e fame eccessiva. Sintomi di questo tipo possono indurre a comportamenti poco salutari per cercare di porvi rimedio. 
Un esempio sono i comfort food, spesso molto dolci o molto salati, e sostanze inebrianti come alcol e tabacco. Il tutto accompagnato dalla tendenza ad evitare le occasioni di movimento fisico e di connessioni sociali positive. La conseguente disfunzione metabolica che ne deriva è dannosa per la salute, perché determina un aumentato rischio non solo di diabete, ma anche di obesità, malattie cardiovascolari e metaboliche.

Come ridurre lo stress? Pratica quotidianamente attività fisica in orario diurno, impara le tecniche di gestione della respirazione e dello stress, nutriti in modo consapevole privilegiando le fasi diurne (colazione e pranzo), evita pasti abbondanti durante la notte, rispetta il più possibile i ritmi luce-buio.
 

 

Il diabete mellito gestazionale

Il diabete mellito gestazionale è una forma di alterazione del glucosio nel sangue che compare o viene diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza. Può far aumentare i livelli di zucchero nel sangue tale da aumentare il rischio di complicazioni per la madre e per il bambino durante la gravidanza e al momento del parto.
Nella maggior parte dei casi, questa condizione scompare dopo il parto. Tuttavia, le donne che hanno avuto un diabete gestazionale hanno un rischio maggiore, stimato tra il 15% e il 50%, di sviluppare in seguito il diabete di tipo 2.


Fattori di rischio per il diabete gestazionale

I fattori di rischio per il diabete gestazionale sono rappresentati in particolare da una storia familiare di diabete, da un’anamnesi positiva per diabete gestazionale in una gravidanza precedente, da un indice di massa corporea (BMI) pregravidico aumentato e dall’appartenere a determinati gruppi etnici come ispanici, africani d’America, nativi americani, e asiatici.

In Friuli Venezia Giulia la donna con gravidanza complicata da diabete gestazionale viene seguita da un team multiprofessionale (ginecologo, diabetologo, ostetrica, infermiere, dietista, pediatra, neonatologo, medico di medicina generale) che opera con un approccio integrato e coordinato, finalizzato a migliorare la qualità delle cure e facilitare l’accessibilità ai servizi. 


Cosa fare se hai il diabete gestazionale

Fai attività motoria

Fai attività fisica moderata per circa 30 minuti ogni giorno: vanno bene camminate, ginnastica dolce, nuoto… L’attività fisica, infatti, aiuta a ridurre la glicemia perché aumenta la sensibilità dei tessuti all’insulina.
Il movimento ha anche effetti positivi sul sistema cardiovascolare, può aiutare a prevenire alcuni disagi tipici della gravidanza (mal di schiena, gonfiore, stipsi…) e prepara meglio il corpo al travaglio e al parto.

Scegli una corretta alimentazione

Una corretta alimentazione è fondamentale per:

  • assicurare una nutrizione adeguata a mamma e bambino
  • favorire un corretto incremento ponderale
  • ottimizzare i livelli glicemici

Le donne con diabete gestazionale hanno bisogno dello stesso apporto energetico e di nutrienti di qualsiasi altra donna in gravidanza, ma devono prestare attenzione agli alimenti che contengono carboidrati, perché determinano il rialzo della glicemia dopo il pasto. 

Alcune indicazioni generali sono: 

  • Fai 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 3 spuntini (metà mattina, metà pomeriggio e prima di coricarti) per evitare lunghi digiuni
  • Consuma ad ogni pasto una sola porzione di carboidrati, preferibilmente integrali
  • Consuma ad ogni pasto una porzione abbondante di verdura: la fibra alimentare rallenta l’assorbimento dei carboidrati e garantisce una migliore glicemia dopo i pasti. Aumenta anche il senso di sazietà e migliora il transito intestinale.
  • Limita i grassi e i condimenti, soprattutto se devi controllare il peso.
  • Fai pasti completi: una verdura + un alimento contenente carboidrati + un alimento contenente proteine (a rotazione tra legumi, pesce, carne, uova e formaggio)
  • Limita l’uso del sale e prediligi le spezie
  • Bevi almeno 2 litri di acqua al giorno

Cosa mangiare se hai il diabete gestazionale

Frutta

La frutta è ricca di vitamine e sali minerali, ma anche di zucchero: non superare quindi le 2 porzioni al giorno (una porzione equivale a 150 g di prodotto, pesato senza buccia e senza semi). Uva, fichi, mandarini, banane e cachi contengono una maggiore quantità di zucchero: meglio quindi ridurre la porzione a 100 g.
Evita: frutta sciroppata, essiccata, disidratata, candita.

Verdura

Consuma ad ogni pasto una bella porzione di verdura, preferendo quella di stagione. Se possibile mangiala prima degli altri cibi, per controllare meglio la glicemia.
Evita: patate e legumi. Non sono verdure, ma vanno ad integrare la porzione di cereali.

Cereali

Preferisci i cereali integrali. Puoi sostituire il pane con patate, polenta o prodotti da forno come grissini o cracker. In alternativa alla pasta puoi scegliere riso, orzo, farro o altri cereali. Se nel pasto sono presenti dei legumi, ricordati di ridurre la porzione del farinaceo principale.
Evita: cibi ultra-processati, cioè gli alimenti che hanno una lista di ingredienti molto lunga.

Carne, pesce, uova, legumi

Limita la carne rossa, alterna questi alimenti il più possibile e prediligi cotture senza grassi: alla griglia, al forno, al cartoccio o con lessatura.rno, al cartoccio o con lessatura.
Evita: alimenti crudi, insaccati e salumi.

Latte e formaggi

Consuma 1-2 porzioni di latte o yogurt ogni giorno per assicurarti il fabbisogno giornaliero di calcio e vitamina D. Scegli yogurt bianco (o kefir) e latte non zuccherati. Puoi consumare formaggi, freschi o stagionati, 2 volte alla settimana come secondo piatto.
Evita: yogurt alla frutta e latticini prodotti con latte non pastorizzato.


Cosa non mangiare se hai il diabete gestazionale

Dolci e bibite zuccherate

Limita il più possibile:

  • zucchero bianco
  • miele e marmellata
  • torte e biscotti
  • succhi di frutta, anche quelli “senza zucchero”
  • yogurt non naturale
  • bibite zuccherate

E se c’è un’occasione speciale? 
In questi casi puoi mangiare una piccola fetta di dolce, ma è necessario ridurre nel pasto la porzione di primo piatto (pasta, riso…) oppure il pane.

Prodotti “senza zucchero”

I prodotti “senza zucchero”, che contengono dolcificanti naturali oppure di sintesi (stevia, aspartame, acesulfame, saccarina…) non aumentano la glicemia, ma vanno usati con molta moderazione. 

Caffeina

Bevi al massimo 2 caffè espresso al giorno. Ricorda che la caffeina è presente anche in tè, soft drink e cioccolato, quindi consumali con moderazione.

Bevande alcoliche

Evita l’uso di alcolici come vino, birra, e superalcolici.


Diabete gestazionale: che cosa succede dopo il parto?

Dopo il parto solitamente i valori glicemici si normalizzano. Se durante la gravidanza eri in trattamento insulinico, questo va sospeso subito dopo il parto. Inoltre, dopo aver partorito è importante riprendere una normale alimentazione.
Se hai avuto il diabete gestazionale, questo costituisce un fattore di rischio e potresti svilupparlo in eventuali gravidanze successive. Potresti inoltre sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattia cardiovascolare. È quindi fondamentale continuare a mantenere uno stile di vita corretto anche dopo il parto.
Controlla quindi il tuo Indice di Massa Corporea e cerca di mantenerti normopeso attraverso un’alimentazione adeguata al tuo fabbisogno. 

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Ultimo aggiornamento
Questa pagina è stata aggiornata il 19 Maggio 2026