
Panoramica
La Rete gastroenterologica regionale del Friuli Venezia Giulia coordina le strutture sanitarie e i professionisti del Servizio sanitario regionale impegnati nella prevenzione, diagnosi, cura e presa in carico delle patologie dell'apparato digerente. L'obiettivo è garantire ai cittadini un'assistenza qualificata, omogenea sul territorio e basata su percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali condivisi.
Tra le patologie di maggiore rilievo rientrano le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), note anche come Inflammatory Bowel Disease (IBD) e la malattia celiaca (o celiachia).
Le MICI comprendono la Malattia di Crohn (CD), la Rettocolite Ulcerosa (UC) e la Colite non classificata (IBDU). Si tratta di patologie croniche dell'apparato gastrointestinale caratterizzate dall'alternanza di periodi di remissione e fasi di riacutizzazione. Accanto ad esse, la celiachia si configura come una patologia sistemica autoimmune scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, con una prevalenza in costante crescita sul territorio regionale.
Tutte queste condizioni richiedono un monitoraggio costante e un percorso assistenziale dedicato e strutturato.
La diagnosi delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) e della celiachia può essere complessa, perché i sintomi sono spesso comuni ad altre patologie e possono variare da persona a persona. Per questo motivo, riconoscere la malattia nelle fasi iniziali non è sempre immediato. Una diagnosi tardiva può favorire la progressione della malattia, aumentare il rischio di complicanze e compromettere la qualità della vita, con ripercussioni nella vita quotidiana, nelle relazioni sociali, nel percorso scolastico e nell'attività lavorativa.
Per favorire una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo, la Rete gastroenterologica regionale del Friuli Venezia Giulia garantisce un percorso di cura integrato, basato sulla collaborazione tra diversi professionisti sanitari. La Rete assicura la presa in carico multidisciplinare della persona, l'accesso ai centri specialistici e la continuità dell'assistenza in tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi al monitoraggio e al follow-up.

| DOCUMENTO | ATTO |
|---|---|
| Attivazione gruppo tecnico per le emergenze emorragiche gastroenterologiche e attivazione gruppo di coordinamento per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) | Det. ARCS N. 2013/2025 |
Per cittadini
Nel 2018 la Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato il documento tecnico "Percorso assistenziale della persona con Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (età adulta e pediatrica)", con l'obiettivo di definire un modello organizzativo condiviso per la diagnosi, la cura e la presa in carico delle persone con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI).
I Percorsi assistenziali garantiscono infatti ai cittadini un accesso uniforme, appropriato e di qualità ai servizi sanitari su tutto il territorio regionale. Inoltre, promuovono un'organizzazione condivisa delle attività di diagnosi, trattamento, monitoraggio e assistenza, assicurando la continuità delle cure sia per gli adulti sia per i bambini e gli adolescenti.
I documenti costituiscono un riferimento per i professionisti del Servizio sanitario regionale, supportando un approccio clinico basato sulle più aggiornate raccomandazioni nazionali e internazionali. Favoriscono inoltre la collaborazione tra gli specialisti, i servizi territoriali e le strutture della Rete gastroenterologica regionale del Friuli Venezia Giulia, con l'obiettivo di offrire cure efficaci, appropriate e coordinate.
Attraverso questi modelli organizzativi, la Regione Friuli Venezia Giulia è in grado di promuovere una presa in carico multidisciplinare e personalizzata della persona con MICI. L'integrazione tra ospedale e territorio, la collaborazione tra i professionisti sanitari e la centralità della persona consentono di accompagnare il paziente in tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi al follow-up, garantendo un percorso di cura continuo e condiviso.
La presa in carico multidisciplinare delle persone con MICI e Celiachia
Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) e la malattia celiaca sono patologie complesse che richiedono un percorso di cura continuativo e una presa in carico multidisciplinare. Oltre agli aspetti clinici, è infatti importante considerare anche le esigenze nutrizionali, psicologiche, assistenziali e sociali, coinvolgendo attivamente la persona e, quando necessario, i familiari o i caregiver.
Per rispondere a queste esigenze, l'assistenza per le MICI è organizzata attraverso le IBD Unit (Inflammatory Bowel Disease Unit), modelli organizzativi che riuniscono professionisti con competenze diverse, chiamati a collaborare in tutte le fasi del percorso assistenziale: dalla diagnosi al trattamento, dal monitoraggio clinico alla gestione delle eventuali complicanze. Le IBD Unit garantiscono un approccio integrato e coordinato tra attività ambulatoriali, ricovero ospedaliero e servizi territoriali, favorendo la continuità delle cure e l'accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici più appropriati.
Per la Celiachia i Centri di Riferimento Regionale per la Celiachia (strutture gastroenterologiche e pediatriche individuate dalla Regione) collaborano con la rete dei distretti sanitari per il rilascio delle esenzioni, la certificazione della malattia e la concessione dei presidi alimentari privi di glutine.
Il team multidisciplinare
La gestione delle MICI si basa sulla collaborazione tra professionisti appartenenti a diverse discipline, che operano in modo integrato per definire il percorso di cura più adatto alle caratteristiche e ai bisogni di ogni persona.
Il team multidisciplinare può comprendere:
gastroenterologo dell'adulto
gastroenterologo pediatrico
chirurgo dedicato
anatomopatologo
reumatologo
radiologo
psicologo
infermiere specializzato dedicato alle MICI (IBD Nurse)
dietista
stomaterapista
In base alle caratteristiche della malattia e alla presenza di manifestazioni extraintestinali o di altre condizioni associate, il percorso di cura può prevedere anche il coinvolgimento di altri specialisti, tra cui dermatologo, oculista, epatologo, ginecologo e altri professionisti del Servizio sanitario regionale.
L'integrazione tra competenze diverse consente di garantire una presa in carico personalizzata, favorire la continuità assistenziale e offrire ai pazienti un percorso di cura appropriato, coordinato e orientato al miglioramento della qualità di vita.

Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

ASFO
“IBD Unit” SOS di Malattie Infiammatorie Croniche intestinali
SOC di Gastroenterologia Ospedale Santa Maria degli Angeli
gastroenterologia.ibd@asfo.sanita.fvg.it
ambmici.infermieristico@asfo.sanita.fvg.it
help-line telefonica ambulatorio MICI : 0434 399309
ASUFC
“IBD Unit” SOS di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali
SOC di Gastroenterologia, Ospedale Santa Maria della Misericordia
ambulatorio.ibd@asufc.sanita.fvg.it
Tel.: 0432 552960
PO Palmanova – Latisana
ambulatorio.mici@asufc.sanita.fvg.it
Tel 0432 921330
PO San Daniele del Friuli-Tolmezzo
Ambulatorio MICI San Daniele
gastrosegreteria.sd@asufc.sanita.fvg.it
Tel 0432 949312
Ambulatorio MICI Tolmezzo
gastro.tolmezzo@asufc.sanita.fvg.it
Tel 0433 488338
ASUGI
Centro IBD Unit Area Giuliana
Tel. 040 3994027 segreteria
centro infusionale: 040 3994815
gastrotrieste@asugi.sanita.fvg.it
PO Gorizia-Monfalcone
centro IBD Gorizia mail: gastrogo@asugi.sanita.fvg.it
tel. 0481 592043
IRCSS BURLO
Ambulatorio MICI
SSD di Gastroenterologia e Nutrizione Pediatrica
gastroenterologia@burlo.trieste.it
tel. 040 3785 380/397

UDINE, OSPEDALE SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA
SOC Clinica Chirurgica e dei Trapianti - Clinica Chirugica e dei Trapianti
Ambulatorio stomizzati: Padiglione n. 1, secondo piano, stanza 40
Referente Viviana Tantolo 3290547110
Segreteria: 0432 559 557
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 12:00 alle 14:00, su appuntamento e con impegnativa per trattamento stoma terapico
PORDENONE, OSPEDALE SANTA MARIA DEGLI ANGELI
Ambulatorio infermieristico per l'assistenza all'utente stomizzato
Padiglione A 3° Piano
Dal lunedì al venerdì dalle 08.00 alle 15.30 previo appuntamento
Per informazioni e prenotazioni visite: telefonare al 0464/399616 il lunedì-Mercoledì-Venerdì dalle ore 08.00 alle ore 0.90 oppure inviare una mail a ambulatorio.stomizzati@asfo.sanita.fvg.it
Infermieri Stomaterapisti: Andreazza Stefania, De Munari Luisa, Franconi Maurizio, Tinaglia Veronica
GORIZIA, OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO
SC Chirurgia Generale (Area Isontina)
Ambulatorio Enterostomizzati: Edificio principale – Area J – secondo piano
Telefono: 0481 594509
Accesso previo contatto telefonico da lunedì a venerdì in orario 10:00 - 13:00
Orari: martedì e venerdì 9:00 - 13:00
TRIESTE, OSPEDALE DI CATTINARA
Ambulatorio Stomizzati – Continenza
Enterostomista: Enzo Federico
Telefono: 040 3994265
Cellulare enterostomista: 347/6076987
Orari: lun, mer, ven 8:00–14:30; gio 12:30–19:00

In Friuli Venezia Giulia le persone con diagnosi di celiachia hanno diritto a un contributo mensile per l'acquisto di alimenti senza glutine, erogato dal Servizio Sanitario Regionale secondo la normativa nazionale e regionale vigente. Il contributo aiuta a sostenere i costi della dieta senza glutine, che rappresenta l'unica terapia attualmente disponibile per la celiachia. Può essere utilizzato per acquistare i prodotti senza glutine inclusi nel Registro nazionale degli alimenti senza glutine erogabili del Ministero della Salute, secondo le modalità previste dalla Regione.
Il beneficio viene caricato direttamente sulla Tessera Sanitaria e può essere utilizzato presso farmacie, parafarmacie, supermercati e altri esercizi convenzionati sul territorio regionale.
Come funziona il contributo per la celiachia in FVG
Il sistema è completamente dematerializzato e consente di utilizzare il credito in modo semplice e sicuro al momento dell’acquisto. Il pagamento avviene tramite Tessera Sanitaria e codice identificativo (PIN), secondo le modalità previste dal sistema regionale.
Il contributo:
• è assegnato in base alla normativa vigente
• viene rinnovato periodicamente secondo le disposizioni sanitarie
• è utilizzabile esclusivamente per prodotti “senza glutine, specificamente formulati per celiaci e intolleranti al glutine” inseriti nei registri autorizzati
Dove utilizzare il contributo
Il buono mensile può essere utilizzato presso:
• farmacie
• parafarmacie
• supermercati e punti vendita convenzionati
• esercizi commerciali autorizzati dalla Regione
Cosa si può acquistare
Con il contributo regionale è possibile acquistare:
prodotti “senza glutine” sostitutivi (pane, pasta, farine, biscotti e simili) “specificamente formulati per celiaci e intolleranti al glutine”, inclusi nel registro nazionale dei prodotti erogabili per persone con celiachia.
I prodotti devono essere chiaramente identificati come senza glutine con le diciture previste e inclusi negli elenchi autorizzati.
Monitoraggio del credito e Fascicolo Sanitario Elettronico
I cittadini possono consultare in ogni momento:
• credito residuo disponibile
• storico degli acquisti
• elenco degli esercizi convenzionati
Queste informazioni sono accessibili tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) della Regione Friuli Venezia Giulia.
Come attivare il contributo
Per attivare il beneficio è necessario avere una diagnosi certificata di celiachia e seguire la procedura prevista dalla propria Azienda sanitaria territoriale.
In genere il percorso prevede:
• certificazione specialistica
• registrazione nei sistemi sanitari regionali
• attivazione del credito sulla Tessera Sanitaria
Per informazioni aggiornate è possibile rivolgersi a:
• medico di medicina generale o pediatra di libera scelta
• centri specialistici di gastroenterologia
• sportelli della propria Azienda sanitaria
Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

In Friuli Venezia Giulia la vendita di alimenti senza glutine destinati alle persone con celiachia è regolata da un sistema di accreditamento dei punti vendita che coinvolge farmacie, esercizi commerciali e grande distribuzione organizzata (GDO). Il sistema consente ai cittadini con diagnosi di celiachia di utilizzare il contributo mensile del Servizio sanitario regionale presso punti vendita autorizzati, garantendo accesso sicuro e controllato ai prodotti specifici.
Chi può aderire al sistema di accreditamento
Possono richiedere l’adesione:
- farmacie e parafarmacie
- supermercati e punti vendita della GDO
- esercizi commerciali specializzati
- altri operatori che commercializzano prodotti senza glutine inclusi nei registri autorizzati
L’adesione è subordinata al rispetto dei requisiti tecnici e organizzativi definiti dalla normativa regionale e nazionale.
Requisiti per i punti vendita
Per essere accreditati è necessario garantire:
⦁ la corretta gestione dei prodotti senza glutine
⦁ la separazione e l'identificazione degli alimenti idonei
⦁ la formazione del personale
⦁ l'utilizzo dei sistemi informatici regionali per la gestione del contributo
⦁ il rispetto delle procedure di tracciabilità
Grande distribuzione organizzata (GDO)
La GDO svolge un ruolo importante nel garantire la capillarità del servizio sul territorio regionale. I punti vendita aderenti consentono l’utilizzo diretto del credito mensile sulla Tessera Sanitaria, semplificando l’accesso ai prodotti senza glutine.
Come funziona il sistema
Il sistema è dematerializzato:
Per professionisti
Approfondimenti
Quali sono le malattie gastrointestinali
Le malattie gastrointestinali comprendono un ampio gruppo di patologie che interessano l'apparato digerente, dall'esofago allo stomaco, dall'intestino al retto, fino agli organi correlati come fegato, pancreas e vie biliari.
Possono essere acute o croniche e avere origine infiammatoria, infettiva, autoimmune, funzionale o tumorale. Alcune condizioni sono transitorie e si risolvono con trattamenti mirati, mentre altre richiedono un monitoraggio specialistico e una presa in carico a lungo termine.

Tra le principali malattie gastrointestinali rientrano:
- malattia da reflusso gastroesofageo
- gastrite e ulcera gastrica o duodenale
- sindrome dell'intestino irritabile
- malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa
- celiachia
- diverticolosi e diverticolite
- polipi del colon e tumori dell'apparato digerente
- malattie del pancreas e delle vie biliari
Una diagnosi precoce e un corretto percorso diagnostico consentono di individuare tempestivamente la causa dei sintomi e di impostare il trattamento più appropriato.
Sintomi principali delle malattie gastrointestinali
I sintomi delle malattie gastrointestinali possono essere molto diversi a seconda della patologia e dell'organo interessato. Alcuni disturbi sono occasionali e di lieve entità, mentre altri possono rappresentare il segnale di una condizione che richiede una valutazione medica.
I sintomi più frequenti comprendono:
- dolore o crampi addominali
- bruciore di stomaco e reflusso
- nausea e vomito
- difficoltà nella digestione
- gonfiore addominale
- diarrea o stipsi persistente
- presenza di sangue nelle feci
- perdita di peso non intenzionale
- stanchezza persistente e anemia
- difficoltà nella deglutizione
La presenza di uno o più sintomi non indica necessariamente una malattia grave, ma se i disturbi persistono, si ripresentano frequentemente o peggiorano nel tempo è importante rivolgersi al medico per gli opportuni accertamenti.
Cause e fattori di rischio delle malattie gastrointestinali
Le cause delle malattie gastrointestinali sono molteplici e possono dipendere dall'interazione tra fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita.
Tra i principali fattori di rischio si riconoscono:
- predisposizione familiare
- alimentazione poco equilibrata
- fumo di sigaretta
- consumo eccessivo di alcol
- sovrappeso e obesità
- sedentarietà
- infezioni batteriche, virali o parassitarie
- alterazioni del microbiota intestinale
- assunzione prolungata di alcuni farmaci, come gli antinfiammatori non steroidei
- patologie autoimmuni o infiammatorie
Per alcune malattie, come le MICI, le cause non sono ancora completamente conosciute. Adottare uno stile di vita sano, seguire un'alimentazione equilibrata e partecipare ai programmi di prevenzione contribuisce a ridurre il rischio di sviluppare alcune patologie dell'apparato digerente.

Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), conosciute anche con l'acronimo inglese Inflammatory Bowel Disease (IBD), sono patologie croniche che colpiscono l'apparato gastrointestinale e sono caratterizzate da un'infiammazione persistente dell'intestino.
Le principali forme di MICI sono la Malattia di Crohn, la Rettocolite Ulcerosa e la Colite non classificata (IBDU). Si tratta di malattie a decorso cronico-recidivante, caratterizzate dall'alternanza di periodi di remissione e fasi di riacutizzazione.
Le cause non sono ancora completamente conosciute. Le evidenze scientifiche indicano che le MICI derivano dall'interazione tra predisposizione genetica, alterazioni della risposta immunitaria e fattori ambientali.
Grazie ai progressi della ricerca e alle nuove terapie disponibili, oggi è possibile controllare efficacemente la malattia nella maggior parte delle persone, migliorando la qualità della vita e riducendo il rischio di complicanze. Una diagnosi precoce e una presa in carico specialistica rappresentano elementi fondamentali del percorso assistenziale.
MICI nell'adulto
Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono insorgere a qualsiasi età, ma nell'adulto vengono diagnosticate più frequentemente tra i 20 e i 40 anni. Sono patologie croniche che richiedono un monitoraggio costante e un percorso di cura continuativo. L'obiettivo del trattamento è controllare l'infiammazione, prevenire le riacutizzazioni, ridurre il rischio di complicanze e mantenere una buona qualità di vita.
La presa in carico della persona con MICI è multidisciplinare e coinvolge diversi professionisti sanitari, tra cui gastroenterologi, infermieri dedicati, chirurghi, radiologi, anatomopatologi, nutrizionisti e, quando necessario, altri specialisti. La collaborazione tra le diverse figure professionali e il monitoraggio periodico della malattia consentono di adattare il trattamento alla sua evoluzione e alle esigenze della persona, garantendo un'assistenza appropriata e continuativa.
MICI pediatriche
Le MICI pediatriche sono malattie infiammatorie croniche intestinali diagnosticate durante l'infanzia o l'adolescenza. Rispetto all'età adulta, possono presentare caratteristiche specifiche e influenzare la crescita, lo sviluppo puberale e lo stato nutrizionale del bambino o del ragazzo. Per questo motivo è fondamentale una diagnosi tempestiva e una presa in carico da parte di équipe multidisciplinari con competenze specifiche in gastroenterologia pediatrica.
L'obiettivo delle cure è controllare l'infiammazione, favorire una crescita regolare, garantire un adeguato stato nutrizionale e consentire al bambino di svolgere le normali attività scolastiche, sportive e sociali.
Le principali forme di MICI
Malattia di Crohn
La Malattia di Crohn è una delle principali forme di malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI). Può interessare qualsiasi tratto dell'apparato digerente, dalla bocca all'ano, anche se colpisce più frequentemente l'ultima parte dell'intestino tenue e il colon. L'infiammazione interessa tutti gli strati della parete intestinale e può essere distribuita in modo discontinuo, alternando tratti di intestino sano ad aree infiammate.
I sintomi più comuni comprendono diarrea persistente, dolore addominale, perdita di peso, stanchezza e, in alcuni casi, febbre o lesioni della regione perianale. La malattia può inoltre manifestarsi con sintomi extraintestinali che coinvolgono articolazioni, pelle, occhi o fegato.
La diagnosi si basa sulla valutazione clinica, sugli esami di laboratorio, sulla colonscopia con biopsie e sulle indagini di diagnostica per immagini. Il trattamento viene personalizzato in base all'estensione e alla gravità della malattia e può comprendere farmaci antinfiammatori, immunomodulatori, farmaci biologici e, quando necessario, la chirurgia.

Rettocolite ulcerosa
La Rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale che interessa esclusivamente il colon e il retto. L'infiammazione coinvolge lo strato più superficiale della parete intestinale e si estende in modo continuo a partire dal retto, con un interessamento variabile del colon.
I sintomi più frequenti sono diarrea con presenza di sangue e muco, urgenza evacuativa, dolore addominale e senso di incompleto svuotamento intestinale. Durante le fasi di riacutizzazione possono comparire febbre, anemia e perdita di peso.
La diagnosi viene effettuata attraverso la visita specialistica, gli esami di laboratorio e la colonscopia con biopsie.
Le terapie disponibili consentono nella maggior parte dei casi di controllare l'infiammazione, prevenire le riacutizzazioni e migliorare la qualità della vita. Nei casi più complessi può essere indicato il trattamento chirurgico.
Colite non classificata (IBDU)
La Colite non classificata (IBDU) è una forma di malattia infiammatoria cronica intestinale nella quale, nonostante gli approfondimenti diagnostici, non è possibile distinguere con certezza se il quadro clinico corrisponda alla Malattia di Crohn o alla Rettocolite ulcerosa.
Questa condizione rappresenta una quota limitata dei casi di MICI e può essere definita solo dopo una valutazione specialistica completa. Nel tempo, grazie all'evoluzione della malattia e ai controlli clinici e strumentali, può essere possibile formulare una diagnosi definitiva.
La presa in carico da parte di centri specialistici consente di definire il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato per ogni persona.
Terapie delle MICI (farmaci biologici, immunosoppressori, chirurgia, follow-up)
Le terapie per le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, hanno l'obiettivo di controllare l'infiammazione intestinale, ridurre i sintomi e favorire la remissione della malattia. Il trattamento mira inoltre a prevenire le riacutizzazioni, limitare le complicanze, preservare la funzionalità intestinale e migliorare la qualità della vita.
La scelta della terapia viene personalizzata in base al tipo di malattia, alla gravità dei sintomi, all'estensione dell'infiammazione, alla presenza di complicanze e alle caratteristiche cliniche di ogni persona.
Le principali opzioni terapeutiche comprendono:
- Aminosalicilati (5-ASA), come la mesalazina, utilizzati soprattutto nella colite ulcerosa lieve o moderata
- Corticosteroidi, impiegati principalmente per il trattamento delle riacutizzazioni, ma non indicati come terapia di mantenimento a lungo termine
- Immunomodulatori, che contribuiscono a controllare la risposta del sistema immunitario e a mantenere la remissione della malattia
- Farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali diretti contro specifici mediatori dell'infiammazione, indicati nelle forme da moderate a severe o quando le terapie convenzionali non sono sufficienti
- Small molecules, farmaci orali che agiscono su specifici meccanismi dell'infiammazione e rappresentano un'opzione terapeutica in pazienti selezionati
- Anti s1P, modulatori del recettore della sfingosina 1 fosfato, ad assunzione orale
- Chirurgia, indicata quando la terapia farmacologica non è sufficiente, in presenza di complicanze (come stenosi, fistole, ascessi o perforazioni) oppure, in alcuni casi, nelle forme di colite ulcerosa non controllabili con i farmaci
Il monitoraggio delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) è una parte essenziale del percorso di cura. Controlli clinici periodici, esami di controllo e visite di follow-up con lo specialista permettono di valutare l'efficacia della terapia, verificare l'andamento della malattia e, se necessario, modificare il trattamento per mantenerne i benefici nel tempo e ridurre il rischio di riacutizzazioni.
Complicanze delle MICI
Le complicanze delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono interessare non solo l'intestino, ma anche altri organi del corpo. Tra le complicanze intestinali più frequenti ci sono stenosi, fistole, ascessi, sanguinamenti e malnutrizione, condizioni che possono richiedere trattamenti specifici o, in alcuni casi, un intervento chirurgico.
Nelle persone che convivono con le MICI da molti anni può aumentare anche il rischio di sviluppare il tumore del colon-retto. Per questo motivo sono raccomandati controlli periodici con colonscopia e programmi di sorveglianza endoscopica, fondamentali per individuare eventuali alterazioni in fase precoce.
Le MICI possono inoltre causare manifestazioni extraintestinali, cioè problemi di salute che coinvolgono altri organi e apparati, come articolazioni, pelle, occhi, fegato e vie biliari.
Una diagnosi precoce, un trattamento efficace delle malattie infiammatorie croniche intestinali e un regolare follow-up permettono di controllare l'infiammazione, ridurre il rischio di complicanze e migliorare la qualità della vita e la prognosi.
Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, non impediscono nella maggior parte dei casi di affrontare una gravidanza. Con una corretta pianificazione e un buon controllo della malattia prima del concepimento, è possibile aumentare le probabilità di una gravidanza serena e di un esito favorevole sia per la madre, sia per il bambino.
Gli specialisti consigliano di programmare la gravidanza durante una fase di remissione delle MICI, quando l'infiammazione è sotto controllo. Prima del concepimento è importante confrontarsi con il gastroenterologo e il ginecologo per valutare lo stato di salute e verificare che le terapie in corso siano compatibili con la gravidanza. Molti farmaci utilizzati per il trattamento delle MICI possono essere assunti anche durante la gestazione, mentre altri potrebbero richiedere una modifica o una rivalutazione da parte dello specialista.
Durante la gravidanza sono previsti controlli periodici per monitorare l'andamento della malattia, la salute della madre e lo sviluppo del bambino. La collaborazione tra gastroenterologo, ginecologo e altri specialisti permette di personalizzare il percorso di cura, ridurre il rischio di complicanze e garantire la migliore assistenza possibile durante tutte le fasi della gravidanza.

Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

Alimentazione durante la fase di riacutizzazione
Durante una riacutizzazione del morbo di Crohn o della rettocolite ulcerosa, l'alimentazione può influire sull'intensità di sintomi come diarrea, dolore addominale, gonfiore e urgenza evacuativa. Alcuni alimenti, infatti, possono peggiorare il fastidio intestinale e risultare meno tollerati in questa fase della malattia.
Per questo motivo, durante le fasi acute delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), è consigliabile una dieta rimodulata con alimenti più facilmente assimilabili, con alimenti facilmente digeribili e adattata ai sintomi e alle esigenze nutrizionali della persona. L'obiettivo è ridurre il disagio, favorire un adeguato apporto di nutrienti e supportare il percorso di cura, sempre seguendo le indicazioni del gastroenterologo e, quando necessario, del dietista o del nutrizionista.
Alcuni alimenti possono richiedere particolare attenzione:
- latte e latticini, che in alcune persone possono favorire diarrea e gonfiore a causa di una temporanea riduzione della capacità di digerire il lattosio durante la fase attiva della malattia
- alimenti ricchi di grassi, come fritti, creme, burro e altri condimenti particolarmente grassi, che possono aumentare la diarrea, soprattutto nella Malattia di Crohn
- alimenti piccanti, bevande alcoliche e prodotti contenenti caffeina, che possono contribuire ad aggravare alcuni disturbi intestinali
La tolleranza ai diversi alimenti è tuttavia molto variabile da persona a persona e deve essere valutata individualmente.

Il ruolo della fibra
La fibra alimentare svolge un ruolo importante in una dieta equilibrata. Tuttavia, durante le riacutizzazioni o in presenza di restringimenti dell'intestino (stenosi o sub-stenosi), gli alimenti particolarmente ricchi di fibre possono aumentare il dolore addominale, il gonfiore o l'ostruzione intestinale.
In questi può essere opportuno limitare temporaneamente alimenti come:
- frutta e verdura crude
- cereali integrali
- legumi
- frutta secca e semi
- mais
Meglio quindi consumare verdure cotte, ad esempio al vapore o stufate, e scegliere alimenti più facilmente digeribili fino alla risoluzione della fase acuta.

Buone abitudini alimentari
Nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), oltre alla scelta degli alimenti, anche le abitudini a tavola possono contribuire al benessere dell'intestino. Mangiare con calma, fare pasti regolari e adottare uno stile alimentare adeguato alle proprie esigenze può aiutare a migliorare la digestione, favorire una migliore tolleranza dei cibi e ridurre il rischio di peggioramento dei sintomi.
In generale è consigliabile:
- consumare pasti di piccole dimensioni distribuiti nell'arco della giornata
- mangiare lentamente e masticare con cura
- mantenere un'adeguata idratazione bevendo acqua regolarmente
limitare il consumo di bevande alcoliche, gassate e contenenti elevate quantità di caffeina, se associate a un peggioramento dei sintomi

Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.

La celiachia è una malattia autoimmune cronica in cui il sistema immunitario reagisce in modo anomalo al glutine, una proteina presente in cereali come grano, orzo e segale.
Nelle persone con celiachia, l'assunzione di alimenti contenenti glutine provoca una risposta del sistema immunitario che, invece di proteggere l'organismo, attacca la mucosa dell'intestino tenue, determinando un'infiammazione cronica. Per questo motivo la celiachia non è una semplice intolleranza alimentare, ma una patologia autoimmune che richiede una diagnosi accurata, una presa in carico specialistica e un trattamento continuativo.

Come il glutine danneggia l'intestino
La superficie interna dell'intestino tenue è ricoperta da milioni di villi intestinali, piccole strutture che aumentano la superficie intestinale e favoriscono l'assorbimento di vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali per il corretto funzionamento dell'organismo. Nelle persone con celiachia, l'assunzione di glutine scatena una risposta del sistema immunitario che provoca un'infiammazione cronica della mucosa intestinale. Con il tempo, i villi intestinali si danneggiano e possono appiattirsi, riducendo la loro capacità di assorbire i nutrienti.
Questo processo, chiamato malassorbimento intestinale, rende più difficile l'assimilazione di sostanze fondamentali come ferro, calcio, acido folico, vitamina B12 e vitamina D. Le carenze nutrizionali che ne derivano possono causare sintomi e complicanze che non interessano solo l'apparato digerente, ma anche le ossa, il sangue, il sistema nervoso e altri organi. Per questo motivo una diagnosi precoce della celiachia e l'inizio tempestivo della dieta senza glutine sono fondamentali per favorire il recupero della mucosa intestinale e prevenire le complicanze a lungo termine.
Sintomi della celiachia
I sintomi della celiachia possono essere molto diversi da persona a persona e comparire sia nell'infanzia, sia in età adulta. In alcuni casi la malattia può presentarsi con sintomi gastrointestinali evidenti, mentre in altri con manifestazioni extraintestinali o con sintomi lievi e aspecifici.
Tra i sintomi più frequenti si osservano:
- diarrea cronica o stipsi
- dolore e gonfiore addominale
- perdita di peso
- affaticamento persistente
- anemia da carenza di ferro
- carenze vitaminiche e minerali
- osteopenia o osteoporosi
- ritardo della crescita nei bambini
La presenza di questi sintomi non è sufficiente per diagnosticare la celiachia, ma rende opportuna una valutazione medica.

Diagnosi della celiachia
La diagnosi della celiachia si basa generalmente sull’integrazione di valutazione clinica, esami del sangue e, quando indicato, esami strumentali o istologici.
Tra gli esami iniziali vengono generalmente utilizzati specifici test sierologici per la ricerca degli anticorpi associati alla celiachia. In caso di positività o quando il quadro clinico lo richiede, il medico può indicare ulteriori accertamenti per confermare la diagnosi.
Il percorso diagnostico può comprendere:
- ricerca nel sangue degli anticorpi specifici per la celiachia
- eventuale tipizzazione genetica (HLA-DQ2 e HLA-DQ8) in casi selezionati
- gastroscopia con biopsie del duodeno, quando indicata, per confermare il danno della mucosa intestinale
La presenza di HLA-DQ2 o HLA-DQ8 indica una predisposizione genetica, ma non è sufficiente per diagnosticare la celiachia. Al contrario, l'assenza di entrambi rende la diagnosi molto improbabile.
Quando indicato, il percorso diagnostico può comprendere una gastroscopia con biopsie del duodeno, finalizzata alla valutazione del danno della mucosa intestinale.
Nei bambini e negli adolescenti, in determinate condizioni e secondo criteri diagnostici specifici, la diagnosi può essere effettuata anche senza biopsia intestinale. Le linee guida pediatriche prevedono, in particolare, criteri basati su valori molto elevati degli anticorpi anti-transglutaminasi e sulla conferma mediante anticorpi anti-endomisio in un secondo campione di sangue.
Per ottenere risultati affidabili è importante non eliminare il glutine dalla dieta prima di aver completato gli accertamenti diagnostici, salvo diversa indicazione dello specialista.
Come si cura la celiachia
Attualmente, il trattamento della celiachia consiste nell’adozione di una dieta senza glutine rigorosa e permanente.
L’eliminazione del glutine consente generalmente alla mucosa intestinale di recuperare progressivamente e può portare alla scomparsa o alla riduzione dei sintomi. Il recupero può richiedere tempi diversi a seconda della persona e della gravità del danno intestinale presente al momento della diagnosi.
La dieta per la celiachia deve essere impostata e monitorata con il supporto del gastroenterologo e, quando necessario, del dietista o del nutrizionista. È fondamentale scegliere alimenti naturalmente privi di glutine o dichiarati senza glutine e prestare particolare attenzione al rischio di contaminazione alimentare, che può verificarsi durante tutto il processo produttivo, dalla fornitura, preparazione, conservazione, somministrazione e servizio dei cibi.
Seguire correttamente la dieta senza glutine è essenziale per controllare la malattia, proteggere l'intestino e migliorare la qualità della vita delle persone con celiachia.

Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.
Alimentazione senza glutine
La dieta senza glutine è l'unico trattamento attualmente efficace per la celiachia. Eliminare completamente il glutine dall'alimentazione permette di bloccare la risposta autoimmune, favorire la guarigione della mucosa dell'intestino tenue, alleviare i sintomi e ridurre il rischio di complicanze.
Per essere davvero efficace, la dieta senza glutine deve essere seguita con costanza per tutta la vita, anche quando la celiachia non provoca sintomi. È inoltre importante prestare attenzione alla scelta degli alimenti, verificare che siano privi di glutine ed evitare il rischio di contaminazione durante la preparazione e la conservazione dei pasti.
Quali alimenti contengono glutine
Il glutine è un composto proteico, generato dall’idratazione e dall’azione meccanica operata su alcune proteine contenute in alcuni cereali, tra cui:
- Cereali del genere Triticum (frumento o grano/ grano khorasan/spelta e farro)
- Orzo
- Segale
Anche gli alimenti derivati da questi cereali, come pane, pasta, pizza, prodotti da forno e molti alimenti trasformati, possono contenere glutine.
L'avena
L'avena merita un'attenzione particolare.
Dal punto di vista scientifico, la maggior parte delle persone con celiachia può consumare avena senza sviluppare effetti negativi; tuttavia, l'avena presenta un rischio di contaminazione con frumento, segale e orzo durante la produzione, il trasporto e la lavorazione.
Per questo motivo, l'avena contenuta in un prodotto presentato come "senza glutine" deve essere stata prodotta, preparata o lavorata in modo da evitare la contaminazione e deve rispettare il limite previsto dalla normativa europea.

Gli alimenti consentiti
Molti alimenti sono naturalmente privi di glutine e possono essere consumati nell'ambito di una dieta equilibrata. Tra questi rientrano:
- frutta e verdura
- carne, pesce e uova
- latte e latticini
- legumi
- riso
- mais
- grano saraceno
- miglio
- quinoa
- patate
Sono inoltre disponibili numerosi prodotti, anche trasformati, senza glutine o appositamente formulati, identificati da un'etichettatura specifica
Lavoro e celiachia
La celiachia non impedisce, nella maggior parte dei casi, di svolgere una normale attività lavorativa. Seguendo correttamente la dieta senza glutine e sottoponendosi ai controlli periodici, le persone celiache possono lavorare, svolgere le proprie mansioni e partecipare pienamente alla vita professionale.
In alcuni contesti lavorativi possono però essere necessarie alcune precauzioni. Ad esempio, è importante organizzare i pasti fuori casa in modo sicuro e, per chi lavora in ambienti dove sono presenti farine o alimenti contenenti glutine, prestare particolare attenzione al rischio di esposizione e di contaminazione. Con una buona pianificazione e il supporto del medico quando necessario, è possibile conciliare la gestione della celiachia con la maggior parte delle attività lavorative.
Organizzare i pasti durante il lavoro
Seguire la dieta senza glutine anche durante l'orario di lavoro è fondamentale per mantenere il controllo della malattia.
Può essere utile:
- programmare i pasti e gli spuntini
- verificare la disponibilità di opzioni senza glutine nella mensa aziendale o nei locali vicini
- portare da casa il pranzo, quando necessario
- Informare il datore di lavoro o i colleghi solo se lo si ritiene utile per organizzare al meglio l'attività lavorativa
Ambienti di lavoro particolari
Per i professionisti del settore che permangono per lungo tempo in panifici, pasticcerie, pizzerie o altri ambienti con presenza di farine, si suggerisce l’utilizzo di una mascherina protettiva, che eviti il deposito del glutine nel cavo orale e la conseguente ingestione. In alternativa non rappresenta necessariamente un rischio per il celiaco lavorare in ambienti in cui si manipoli, per esempio, farina di frumento.
In caso di dubbi è opportuno confrontarsi con il medico competente e con il gastroenterologo per valutare le soluzioni più appropriate.

Celiachia e scuola
La celiachia non deve rappresentare un ostacolo alla vita scolastica di bambini e ragazzi. Con una corretta organizzazione e il rispetto della dieta senza glutine, è possibile frequentare la scuola in sicurezza, partecipare alle attività didattiche e vivere pienamente i momenti di socializzazione con i compagni.
La collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari è fondamentale per garantire un ambiente scolastico sicuro e inclusivo. Una gestione attenta dei pasti, una corretta informazione del personale scolastico e il rispetto delle misure per evitare la contaminazione da glutine permettono agli studenti con celiachia di seguire la dieta senza glutine senza rinunciare alla vita scolastica.

Mense pubbliche e scolastiche e dieta senza glutine
La legge 123/2005 prevede che “Nelle mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense delle strutture pubbliche devono essere somministrati, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza glutine”.
Le mense scolastiche hanno un ruolo fondamentale nel garantire ai bambini e ai ragazzi con celiachia pasti senza glutine sicuri, equilibrati e nutrizionalmente completi. Grazie a un'organizzazione dedicata, gli studenti con celiachia possono seguire la dieta senza glutine anche a scuola, senza rinunciare a un'alimentazione varia e adeguata alla crescita.
Le scuole, in collaborazione con le Aziende sanitarie e i gestori del servizio di ristorazione scolastica, predispongono menu senza glutine per gli alunni con diagnosi di celiachia o altre esigenze alimentari documentate. Il rispetto delle procedure di preparazione e la prevenzione della contaminazione da glutine sono aspetti essenziali per garantire la sicurezza dei pasti e tutelare la salute degli studenti.
Come richiedere il pasto senza glutine
Per richiedere il menu senza glutine a scuola è generalmente necessario presentare la documentazione sanitaria che attesta la diagnosi di celiachia, secondo le modalità previste dal Comune o dall'istituto scolastico. Una volta ricevuta la documentazione, la scuola attiva il servizio di ristorazione dedicato per garantire allo studente pasti sicuri e adatti alle sue esigenze alimentari.
Le procedure possono variare in base al territorio, ma hanno tutte lo stesso obiettivo: assicurare il rispetto della dieta senza glutine e tutelare la salute dei bambini e dei ragazzi con celiachia durante la permanenza a scuola.
Sicurezza nella preparazione dei pasti
I pasti destinati agli studenti con celiachia devono essere preparati e distribuiti adottando procedure che riducano il rischio di contaminazione da glutine. La formazione del personale, la corretta organizzazione della cucina e il rispetto delle procedure igienico-sanitarie rappresentano elementi fondamentali per garantire la sicurezza alimentare.
Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.
Che cos'è la dermatite erpetiforme
La dermatite erpetiforme è una malattia infiammatoria cronica della pelle ed è considerata la manifestazione cutanea della celiachia. Si presenta con piccole vescicole, papule ed eruzioni cutanee molto pruriginose, che compaiono più frequentemente su gomiti, ginocchia, glutei, schiena e cuoio capelluto.
Nonostante il nome, la dermatite erpetiforme non è causata dal virus dell'herpes, non è contagiosa e non può essere trasmessa da una persona all'altra. Il termine "erpetiforme" descrive soltanto l'aspetto delle lesioni cutanee, che possono ricordare quelle provocate dall'herpes.
Riconoscere la dermatite erpetiforme è importante perché questa condizione è strettamente associata alla celiachia. Una diagnosi precoce e l'inizio della dieta senza glutine consentono nella maggior parte dei casi di controllare i sintomi, favorire la scomparsa delle lesioni cutanee e prevenire le complicanze legate alla malattia.

Qual è il rapporto tra celiachia e dermatite erpetiforme
La dermatite erpetiforme è strettamente associata alla celiachia. Entrambe sono malattie autoimmuni che si sviluppano in persone geneticamente predisposte in seguito all'assunzione di glutine, una proteina presente nel frumento, nell'orzo e nella segale.
Nella celiachia il glutine provoca una risposta anomala del sistema immunitario che danneggia la mucosa dell'intestino tenue. Nella dermatite erpetiforme, invece, la stessa risposta immunitaria determina il deposito di anticorpi nella pelle, causando infiammazione e la comparsa delle tipiche lesioni cutanee.
La maggior parte delle persone con dermatite erpetiforme presenta anche un interessamento dell'intestino compatibile con la celiachia, anche quando non manifesta sintomi gastrointestinali evidenti. Per questo motivo, la dermatite erpetiforme è considerata una forma di presentazione della malattia celiaca.
Quali sono i sintomi della dermatite erpetiforme
Il sintomo più caratteristico della dermatite erpetiforme è un prurito intenso, spesso accompagnato da bruciore o pizzicore, che può comparire prima ancora delle lesioni cutanee.
Le manifestazioni più frequenti comprendono:
- piccole vescicole e bollicine
- papule arrossate
- croste ed escoriazioni dovute al grattamento
- lesioni distribuite in modo simmetrico
Le sedi più frequentemente interessate sono:
- gomiti
- ginocchia
- glutei
- spalle
- schiena
- cuoio capelluto
Alcune persone presentano anche sintomi tipici della celiachia, come diarrea, gonfiore addominale, perdita di peso, anemia o affaticamento. Tuttavia, molte persone con dermatite erpetiforme non riferiscono disturbi intestinali, pur avendo un danno della mucosa intestinale.
Come si effettua la diagnosi di dermatite erpetiforme
La diagnosi della dermatite erpetiforme richiede una valutazione specialistica dermatologica e la conferma attraverso esami specifici.
Gli accertamenti possono comprendere:
- visita dermatologica
- biopsia cutanea con immunofluorescenza diretta, che rappresenta l'esame di riferimento per confermare la diagnosi
- esami del sangue per la ricerca degli anticorpi associati alla celiachia
- eventuali approfondimenti gastroenterologici, quando indicati
Poiché la dermatite erpetiforme è considerata una manifestazione della celiachia, la sua diagnosi comporta la necessità di seguire il percorso di cura previsto per la malattia celiaca.
Come si tratta la dermatite erpetiforme
La terapia della dermatite erpetiforme coincide con quella della celiachia e consiste nell'adozione di una rigorosa dieta priva di glutine per tutta la vita.
L'eliminazione del glutine permette di:
- ridurre progressivamente il prurito e le lesioni cutanee
- favorire la guarigione della mucosa intestinale
- prevenire le ricadute
- ridurre il rischio di complicanze legate alla celiachia
Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.
Come riconoscere un alimento senza glutine
Per le persone con celiachia, seguire una dieta rigorosamente priva di glutine è l'unica terapia attualmente disponibile. Per questo è importante saper riconoscere gli alimenti che possono essere consumati in sicurezza. Le informazioni riportate in etichetta, insieme agli strumenti messi a disposizione dalle istituzioni e dagli organismi di riferimento, aiutano il consumatore a orientarsi nella scelta dei prodotti.
La dicitura "senza glutine"
La dicitura "senza glutine" indica che un alimento è idoneo al consumo da parte delle persone con celiachia e rispetta i requisiti previsti dalla normativa europea. Un alimento può riportare la dicitura "senza glutine" quando il contenuto di glutine non è superiore a 20 mg/kg (20 ppm).
La dicitura "senza glutine" può essere volontariamente posta da un’azienda sia su prodotti specificamente formulati per chi ha la celiachia (dove è obbligatoria), sia su alimenti che, per ingredienti e processo produttivo, soddisfano gli stessi standard di sicurezza.
Per chi segue una dieta senza glutine, leggere attentamente l'etichetta e verificare la presenza della dicitura "senza glutine" è il modo più semplice e affidabile per riconoscere gli alimenti adatti e ridurre il rischio di assumere glutine accidentalmente.
Il marchio della spiga barrata
La Spiga Barrata è un marchio volontario rilasciato su licenza dall'Associazione Italiana Celiachia (AIC) che identifica prodotti inseriti in un programma di controlli e verifiche lungo l'intero processo produttivo, allo scopo di valutare la conformità ad uno standard e abbinato necessariamente alla scritta “senza glutine” in etichetta. Per le persone con celiachia, la Spiga Barrata può rappresentare un utile punto di riferimento nella scelta degli alimenti senza glutine. Tuttavia, il marchio non è obbligatorio. Anche un prodotto che riporta esclusivamente la dicitura "senza glutine", nel rispetto della normativa europea (Reg.UE 828/2014), è considerato idoneo al consumo da parte delle persone celiache.
In pratica, sia la dicitura "senza glutine", sia il marchio Spiga Barrata aiutano a identificare alimenti sicuri per la dieta senza glutine. Mentre la dicitura "senza glutine" è regolata dalla normativa vigente e rappresenta il principale riferimento per riconoscere un alimento adatto alle persone con celiachia, la Spiga Barrata è un sistema volontario di monitoraggio da parte di tecnici esterni, basato su uno standard di qualità definito dall’Associazione Italiana Celiachia a garanzia del prodotto.
Il Registro nazionale degli alimenti senza glutine erogabili
Il Registro nazionale degli alimenti senza glutine erogabili, istituito dal Ministero della Salute, raccoglie i prodotti alimentari specificamente formulati per le persone con celiachia che possono essere acquistati attraverso il contributo economico previsto dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), secondo le modalità stabilite dalle singole Regioni e Province autonome.
L'inserimento di un prodotto nel Registro nazionale degli alimenti senza glutine non rappresenta una certificazione aggiuntiva della sicurezza dell'alimento, ma indica che il prodotto rientra tra quelli ammessi all'erogazione tramite il sistema sanitario.
È importante ricordare che un alimento non presente nel Registro può comunque essere adatto alle persone con celiachia, se riporta correttamente la dicitura "senza glutine" e rispetta i requisiti previsti dalla normativa vigente. Il Registro, infatti, ha una funzione legata all'assistenza sanitaria e non sostituisce l'indicazione in etichetta che permette di riconoscere gli alimenti idonei alla dieta senza glutine.
Come scegliere un alimento senza glutine
Per acquistare un alimento adatto alle persone con celiachia è consigliabile:
- verificare la presenza della dicitura "senza glutine" quando necessaria
- leggere sempre l'etichetta e l'elenco degli ingredienti
- controllare le informazioni relative agli allergeni
- consultare il Registro nazionale quando si deve verificare l'erogabilità del prodotto;
- prestare attenzione alle modalità di preparazione e conservazione
- considerare la Spiga Barrata come uno strumento volontario di certificazione e orientamento
Nota informativa: I contenuti di questo sito hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono una diagnosi, non sostituiscono il parere del medico e non integrano un consulto specialistico. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, consulta sempre il tuo medico curante.
Ultimo aggiornamento
Questa pagina è stata aggiornata il 30 Settembre 2026






